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Intervento su Messaggero Veneto

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Questo è il testo dell’intervento di Debora sul Messaggero Veneto del 5 giugno 2009.

Se è vero che affrontando grandi sfide si diventa grandi più in fretta, il Partito Democratico esce adulto da questa campagna elettorale. Non era scontato, ma io l’ho toccato con mano: migliaia di persone incontrate, centinaia di località visitate, problemi diversi e un’unica crescente e solida fiducia in noi stessi e nel nostro Paese.

Abbiamo voluto occuparci di Europa, con serietà e concretamente, con un programma chiaro e candidati che al Parlamento europeo ci andranno per lavorare rendendo conto agli elettori. Anch’io farò così se sarò eletta, non c’è dubbio.

Sull’Europa avremmo voluto confrontarci con chi ora è al governo, ma non è stato possibile, perché il centrodestra è ormai politicamente paralizzato dalle vicende personali di Berlusconi. E’ ridicolo provare a smentire ciò che il buon senso dice a tutti: la vita privata di un leader smette di essere privata quando è talmente chiacchierata e imbarazzante da gettare discredito sulle istituzioni.

Ma le cose che ci interessano di più non sono queste, che pure hanno un peso. Ci stanno molto più a cuore, e vogliamo occuparcene, le grandi scelte che dall’Europa possono determinare il benessere o il disagio per milioni di persone, l’uscita dalla crisi o la stagnazione.

Crediamo, ad esempio, che sia importante conoscere e controllare come i Governi, incluso quello italiano, impiegheranno i 19 miliardi di euro stanziati dal Fondo sociale europeo per aiutare i cittadini a mantenere il posto di lavoro o a trovarne un altro.
Oppure decidere sugli interventi strutturali contro la crisi, che il Parlamento europeo dovrà attuare nei prossimi anni, quando spero si vareranno, finalmente, misure a sostegno delle piccole e medie imprese, che sono un cardine dell’economia continentale e la base del tessuto produttivo del nordest. Una galassia di aziende fatte di persone che lavorano e rischiano in proprio e che non possono permettersi di affondare.

Il nordest, ci diciamo, è una delle aree più sviluppate del mondo occidentale, ma i primati bisogna continuare a meritarseli. E questo cuore economico e culturale d’Europa ha bisogno di essere vitalizzato per non atrofizzarsi; gli servono grandi infrastrutture, reti di telecomunicazione, una pianificazione logistica ampia, rigorosa e sostenibile.

Non è il libro dei sogni, sono solo tre fra i tanti motivi per cui vale la pena di prendere sul serio queste elezioni. Perché il rischio incombente è che si ceda alla tentazione più subdola, quella di sottovalutarle, di abdicare ai privilegi della democrazia e della cittadinanza, usando l’astensione come arma impropria per punire un’indifferenziata “politica”. E’ una scelta da cui non può venire nulla di buono per il Paese, ne sono convinta.

In questo scenario, il voto per il Partito Democratico ha un valore supplementare, perché dà forza all’unico grande partito che rappresenta un’alternativa reale, non solo di protesta o di testimonianza.

E io nel Partito Democratico ci sono per dire che l’alternativa cammina e avanza se le diamo gambe e voce, ognuno in prima persona e assieme. Potrò parlare a voce più alta se in tanti sulla scheda scriveranno “Serracchiani”.

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