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La mia scelta per il congresso

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Carissimi,
sono passati pochi mesi dal discorso all’assemblea dei circoli del PD che mi ha fatto conoscere e permesso di vivere l’avventura che sto vivendo tuttora.
Un discorso semplice, lineare che pure ha colpito e meravigliato la platea. Forse più che per i contenuti, per la franchezza con cui sono state dette le cose che tutti pensiamo.

Da quel momento in poi la mia vita è cambiata, travolta dalla frenesia della campagna elettorale. In poche settimane mi sono ritrovata a girare mezza Italia, circondata dalla simpatia, dal vostro affetto e dalla speranza che avete riposto in me. E questo anche nei momenti più incerti e difficili mi ha dato la spinta nel sostenere quell’idea di Pd che con voi ho condiviso sin dal principio.

Poi il risultato elettorale. Non che non ci avessi mai creduto, però un risultato del genere pochi se lo aspettavano. Ed io tra questi.
Da quel momento ho iniziato ad immaginare il mio futuro, come avrei svolto il mio ruolo di Europarlamentare, ricambiare la fiducia che migliaia di voi mi hanno concesso. Anche come avrei potuto riorganizzare la mia quotidianità, la mia famiglia, il mio lavoro.

Nel frattempo ho cominciato a ricevere lettere, mail, sms che mi chiedevano di candidarmi alla guida del PD e di competere, anch’io, nella prossima corsa alla segreteria.
La responsabilità di cui mi avete fatto carico è veramente grande.

Oggi ho annunciato che non mi candido alla segreteria del Partito Democratico. E’ stata una decisione difficile ma su cui ho riflettuto e ragionato molto partendo dal principale dei miei presupposti: “Il bene del PD”. E, con coraggio, ho cercato di fare una scelta responsabile.

Considero questa scelta coraggiosa, perché la più difficile. Avrei potuto candidarmi e “non avrei mai perso” qualunque fosse stato il risultato. Nel peggiore dei casi questo mi avrebbe consentito di sedermi attorno ad un tavolo e chiedere che delle persone che da quel momento in poi si sarebbero fatte chiamare con il mio cognome (i “serracchiani”), occupassero ruoli e luoghi di potere all’interno del PD.
Ho fatto la scelta più coraggiosa, che secondo alcuni potrebbe mettere a rischio anche la mia stessa sopravvivenza politica. Ma per me la politica non può avere come obiettivo principale l’autoconservazione dei suoi protagonisti a tutti i costi. Questa, non è la mia idea di Partito Democratico e, sono sicura, neppure la vostra.

Allo stesso modo considero questa mia scelta, una scelta responsabile. Intendo onorare il mio ruolo di Europarlamentare. Ma voglio in prima persona occuparmi del PD, senza contribuire,  come molti hanno già fatto in passato, all’insopportabile spettacolo in cui hanno dominato personalismi ed egoismi individuali.

Mentre il Paese attraversava una delle crisi più difficili con un governo impegnato in una politica fatta di spot senza nessuna efficacia reale, il PD era spesso occupato a dirimere i “propri” conflitti tra chi aveva come unico obiettivo il logoramento del leader di turno. Ed io so, da elettrice come voi, quanto questo ci abbia dato fastidio e ci abbia a tratti allontanati dalla politica e dal nostro partito. Per questo ho deciso di non contribuire con la mia candidatura ad una ulteriore frammentazione. Ho scelto di non candidarmi per unire e per non dividere ancora.

Oggi ho anche annunciato di voler sostenere Dario Franceschini nella corsa alla segreteria del PD.
Io ero tra i“darioscettici”, ma posso dire, oggi, che noi un segretario ce l’abbiamo, ed è lui. Ha accettato di prendere in mano il partito in un momento difficilissimo e ci ha messo la faccia, dimostrando di saper fare bene il segretario e voglio che continui questo lavoro.
Ho scelto Dario Franceschini, non certo per la simpatia, ma perché vuole assumersi la responsabilità di creare una squadra, di crescere una classe dirigente che diventi la classe di governo di un partito non più votato alla sola resistenza. Dovrà aprire il partito al rinnovamento, chiamare gente nuova, pescare fra le straordinarie risorse dell’Italia.
Sia chiaro: non intendo fare sconti a nessuno, neppure a lui e non ho firmato assegni in bianco, in cambio di un posto per il quale non ho mai contrattato.
Io lavorerò in prima persona per la realizzazione della nostra idea di Partito Democratico. Un partito che sa ascoltare, che discute e decide dando quelle risposte che finora non ha saputo dare, che torni sul territorio, che consolidi le proprie posizioni, che trovi il linguaggio per tornare a parlare alla testa e al cuore delle persone e che costituisca l’alternativa di governo del Paese. Un partito riformista che sappia rispondere ai problemi quotidiani della gente. Il partito che abbiamo sognato con le primarie del 14 ottobre.

So che tra di voi ci sono diverse persone che avrebbero voluto che la mia decisione fosse diversa, ma ora vi chiedo, come ho già fatto quando accettai la candidatura, di darmi fiducia e di impegnarvi, con me, alla costruzione del  Partito Democratico. Un lavoro di squadra in cui ognuno di noi, dal circolo alla segreteria nazionale, faccia il proprio dovere. Senza aspettare o sperare nel leader salvifico o “semplicemente nuovo” che guidi il PD. No, noi ora abbiamo bisogno di un lavoro collettivo, di medio e lungo periodo, fatto di fiducia e di tenacia, in cui la generosità ed il sacrificio ci permettano di costruire e consolidare quell’idea di partecipazione politica e di Paese che più ci sta a cuore.

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