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Abbiamo delegato troppo a Illy e non dobbiamo ripetere l’errore!

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Tratto dal Gazzettino, 6 agosto 2009

Le questioni sulle quali Francesco Antonini interpella il Partito Democratico (vedi l’editoriale di domenica 2 agosto sul “Gazzettino” del Friuli) sono di grosso calibro e innumerevoli, tanto che su alcune dovrò tornare prossimamente.

Forse la meno pressante riguarda il pericolo che una mia esposizione mediatica nazionale possa far perdere al Pd del Friuli Venezia Giulia l’occasione di un dibattito interno. Intanto perché sappiamo quanto sia passeggera e volubile l’attenzione dei media; ma soprattutto perché io, dei nodi della nostra Regione, intendo occuparmene, e molto da vicino.

Cominciamo con un punto scottante, la sconfitta del 2008. Il fatto che nel centrosinistra regionale fosse diffusa la convinzione di vincere dev’essere elemento di riflessione. Accertata ormai la flebile attendibilità dei sondaggi, fatta la tara dell’election day, rimane da interrogarci se l’ampiezza dello scollamento tra il centrosinistra (la sua dirigenza) e consistenti strati dell’elettorato fosse così larga da precludere una percezione di quanto si stava preparando, e delle sue dimensioni.

E’ possibile che il centrosinistra regionale abbia puntato gran parte delle sue chances di vittoria sulle doti taumaturgiche di Riccardo Illy? E’ possibile.

E’ verosimile che, preferendo non increspare il rapporto col Presidente, il centrosinistra e il Pd in particolare abbiano rinunciato a mantenere più serrata la dialettica tra istanze della politica e poteri dell’esecutivo regionale? Credo di sì.

Penso sia necessario imparare da questa lezione: non possiamo più delegare alcun altro a vincere al posto nostro; e se perdiamo la colpa non è di un presunto elettorato-bue che non ha capito il messaggio, è colpa nostra.

Allora, ben vengano le “personalità esterne” che si avvicinano alla politica e sono disponibili ad assumersi impegni, ma non dev’essere la politica a cercare l’imprenditore o il tecnico da candidare e dietro cui magari mimetizzarsi. Visto che da più parti si invoca la “serietà”, diciamo allora che un partito serio forma la sua leadership, non va a chiederla a prestito, rivendica le vittorie e si fa carico delle sconfitte.

In una delle mie primissime dichiarazioni da candidata alla segreteria regionale ho insistito sull’inevitabilità della via federalista. Sono infatti convinta che, se intendiamo riprendere il dialogo con molte categorie produttive e di lavoratori, dobbiamo essere sì una forza politica leale e coerente ai principi del Pd, ma autonoma nelle sue priorità, programmi, alleanze.

E saremo coerenti anche a casa nostra, perché il Pd del Friuli Venezia Giulia sfuggirà ogni tentazione centralista enfatizzando al massimo le caratteristiche del territorio, attribuendo un’autentica autonomia e responsabilità alle federazioni provinciali e ai circoli.

Organi in cui, lo dico per inciso ma senza sottovalutazioni, le cosiddette “provenienze” stanno esaurendo la loro spinta propulsiva.

La specialità della nostra Regione è un bene prezioso, essenziale per mantenerne l’unità. In un fazzoletto di terra si radica un coacervo di storia, tradizioni, localismi, che trova la sua espressione simbolica nel policentrismo regionale: sarebbe fallimentare qualunque tentativo di prescindere da queste diversità.

E un perno importante di questo policentrismo è proprio l’autonomismo friulanista. Da tempo non più rilevante come movimento politico organizzato, rimane però una vivace corrente di pensiero, un robusto filone culturale e identitario che difenderemo e valorizzeremo, da cui nascono e in cui si riconoscono molti nostri amministratori locali e dirigenti di realtà associative.

Ma difesa e valorizzazione non devono scivolare nell’arroccamento, perché di una cosa sono convinta, l’isolamento e la chiusura sono storicamente perdenti, per le parrocchie ideologiche come per i campanili, che sono buoni quando servono a salirci sopra per vedere più lontano.

Debora Serracchiani

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