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La politica regionale che vorrei: crisi ed economia

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Secondo tutte le previsioni a settembre la crisi economica si accentuerà fino a diventare, viste le previsioni di consistenti minori entrate fiscali, una vera ed autentica emergenza: potrebbero saltare i pilastri ed i nessi che reggono il “sistema Regione”. Far capire questo è nostro compito: senza allarmismi ed enfatizzazioni sospette. Ma anche senza reticenza, con competenza e chiarezza. E, dall’opposizione, dicendo le stesse cose che diremmo se fossimo al governo. La riflessione più ampia è data dal fatto che la struttura produttiva è in grande difficoltà perché la crisi attuale si è aggiunta ad una crisi precedente: il sistema produttivo regionale e singole imprese erano in gran parte già in crisi in diversi settori.

La giunta Tondo è inadeguata perché non affronta i nodi strutturali della crisi ed aspetta solamente che la crisi passi.
Serve una strategia per il futuro: è necessario un intervento, oltre a quello di breve termine di tutela della categorie in difficoltà, che aiuti le imprese a sopravvivere ed innovarsi per essere competitive nel sistema economico e produttivo; bisogna coordinare ed adeguare la missione di tutta la strumentazione tecnica, scientifica e finanziaria regionale pubblica e privata, a partire dall’aggiornamento del ruolo di Friulia; occorre attivare strategie pianificate per favorire la partecipazione di imprese e università ai bandi europei, trasformando l’ufficio di rappresentanza della Regione a Bruxelles in un supporto concreto e utile alle realtà regionali; dobbiamo ripartire dal sostegno all’innovazione e alle nuove tecnologie.

Molte delle nostre imprese presentano debolezze a causa della loro piccola dimensione, specialmente in un momento di crisi come quello attuale. Il nostro impegno sarà rivolto anche ad aiutare queste imprese ad accedere al credito e ad avere garantiti i pagamenti in tempi congrui e nel rispetto della legislazione vigente. Dobbiamo favorire una azione di sostegno delle imprese anche attraverso la valorizzazione delle risorse umane e della conoscenza.

È assolutamente necessario elaborare una “politica per la montagna”, che affronti anche le implicazioni di carattere istituzionale, recuperando ad esempio il “patto per la montagna alpina” sottoscritto durante la campagna elettorale per le europee.

È evidente che servono nuove entrate, che possiamo trovare ad esempio, nell’esigere il rispetto della sentenza della Corte Costituzionale sulla quota di compartecipazione al gettito tributario dei pensionati che finora è rimasta ingiustamente allo stato.
Serve il coraggio di investire subito.

Questa nuova fase della vita regionale richiede un patto per costruire un nuovo sistema di relazioni e di obiettivi comuni tra le imprese, il sistema bancario, le istituzioni scientifiche e di ricerca ed i lavoratori per mettere insieme tutte le energie positive al fine di consentire al FVG di essere competitivo e protagonista dentro le nuove sfide globali. Ciò richiede uno sforzo comune per la formazione di una innovativa classe dirigente per i partiti, ma anche per tanta parte delle varie rappresentanze istituzionali, sociali, culturali e finanziarie.

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