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La politica regionale che vorrei: welfare, lavoro, formazione

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formazione L’attuale governo regionale ha smantellato il precedente sistema del welfare. Ora migliaia di persone e famiglie in difficoltà vengono abbandonate unicamente alle cure del mondo della solidarietà e degli enti locali, questi ultimi ulteriormente messi in difficoltà dalla riduzione di trasferimenti di risorse da parte della regione.

Sul piano dell’assistenza sanitaria, che assorbe larga parte delle risorse del bilancio, la Regione deve continuare a garantire l’attuale standard dei livelli essenziali delle prestazioni, senza arretrare e disegnare il welfare e la sanità sulla base delle esigenze di chi ne usufruisce. Occorre implementare il coinvolgimento dei Comuni in conformità al principio di sussidiarietà nella programmazione delle politiche socio-assistenziali ai fini dell’appropriatezza delle prestazioni.

Abbiamo il dovere di dar voce a quanti vivono il disagio e l’emarginazione e di riprendere le iniziative inclusive del “buon lavoro”, riaffermando la dignità di tutte le lavoratrici ed i lavoratori autonomi, dipendenti e precari ed assicurando la formazione permanente.

Occorre avviare interventi strutturali sul mercato del lavoro che rendano efficienti i servizi e favoriscano l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro. Bisogna rivedere gli ammortizzatori sociali e estendere gli strumenti di protezione sociale, non limitandosi alla politica dell’emergenza.

Occorre avviare una politica regionale di sostegno alla formazione giovanile pensando a forme di integrazione o di affiancamento del programma Erasmus che consenta ai nostri giovani di fare esperienze all’estero.
Le due Università e i centri di ricerca regionali rappresentano un serbatoio di competenze al servizio del territorio e sono autentiche ed importanti realtà produttive.


Questo post chiude la serie sulle “linee programmatiche“. Concludo così le mie riflessioni che voglio condividere con voi: su questi obiettivi prioritari e su tutti gli altri che emergeranno, noi dobbiamo valorizzare tutte le risorse umane all’interno e all’esterno del partito e far vedere anche alle giovani generazioni che questo è il nostro indirizzo e che possono trovare nel PD una risposta, una prospettiva, una speranza.

Questa costruzione di alternativa al governo regionale dobbiamo viverla come una sorta di cantiere aperto, anche perché non ho la presunzione di essere esaustiva.

Tra quanti oggi concorrono su ipotesi diverse bisognerà pervenire ad una sintesi costruendo una squadra unitaria di dirigenti che si riconoscono nella necessità dell’innovazione, della proposta politica e della vita interna del partito. Nessuna contrapposizione tra vecchio e nuovo, perché il nuovo ha bisogno del vecchio per assumersi le sue responsabilità e il vecchio ha bisogno del nuovo per portare a termine la sua missione politica.

In termini più concreti dobbiamo trasformare le difficoltà del momento in opportunità: viviamo in una terra che ha saputo riprendersi dalla propria marginalità e ad essere modello di sviluppo.

Come disse J. F. Kennedy

“Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità”.

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