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Verso le primarie, il mio PD.

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semdem
Avvocato, quasi 39enne, romana di nascita e udinese d’adozione, Europarlamentare stracciando Berlusconi nel Nord-Est e adesso candidata alla segreteria regionale per la mozione Franceschini: la storia di Debora Serracchiani nasce sul web ma si amplifica sul territorio. Noi l’abbiamo incontrata e le abbiamo fatto qualche domanda.

Non ti chiedo nemmeno come sono andati i risultati congressuali perché ti si sente dalla voce che sei raggiante, quindi passo direttamente alle domande. Sei innegabilmente il volto nuovo del Pd e tutti ti ricordiamo per il discorso “svecchiante” fatto all’assemblea dei circoli a Roma, ma nelle tue linee programmatiche parti dal passato dicendo che “Il Partito nuovo esiste già, dobbiamo aiutarlo a crescere, andando oltre la mescolanza ed arrivando all’identità definita”. Ci parli di questa identità definita?

Sì, io penso che l’identità del PD esiste già, è nel codice etico e nel manifesto dei valori. E’ l’approdo, già avvenuto, del confronto storico tra il solidarismo d’ispirazione socialista e quello cattolico, tra ambientalismo e principi liberaldemocratici. Un approdo che secondo me trova una sintesi nell’espressione “riformismo liberale”. Ma, oltre a questo aspetto per così dire teorico, io dico che il partito nuovo c’è perché l’ho vissuto sulla mia pelle, girando tra i circoli e stando tra la nostra gente.

La tua mozione, come quella degli altri due candidati, era aperta al contributo dei tuoi sostenitori allo scopo di raggiungere una sintesi delle idee all’interno del Pd. Era l’unica però ad aver raggiunto lo scopo prima della presentazione*: vuol dire che dopo non era più possibile aggiungere nulla?

L’essenza della politica è fare sintesi tra le idee, e si fa continuamente, giorno per giorno. Quindi non ho mai smesso di ascoltare le idee e le proposte dei miei sostenitori (ma anche degli altri candidati). La mia mozione esprime una sintesi, penso buona, raggiunta in quel preciso momento all’inizio della campagna congressuale, ma questo non vuol dire che poi si sia cristallizzata là. Al contrario, si arricchita e ulteriormente articolata in questi mesi vissuti sul territorio, nei confronti di partito ma soprattutto nella pratica quotidiana dell’opposizione al centrodestra.

Tu dici che andrai oltre la mescolanza: come sarà il Pd regionale presieduto da Debora Serracchiani?

Un PD che continua a ragionare in base a partiti di provenienza o a correnti è destinato a essere minoritario e perdente. Penso a un PD plurale, in cui il pluralismo non significa arte di far convivere le consorterie o i gruppi, ma chiedere la partecipazione di molti e trasformare le differenze in valore aggiunto. L’inclusione, la democrazia interna e il momento deliberativo, cioè l’assunzione di responsabilità nelle scelte, sono i momenti principali della vita del PD che ho in mente. Vedo nei circoli uno strumento decisivo per l’elaborazione delle linee politiche e per l’apertura all’esterno del partito.

Debora nel tuo programma non parli tanto di laicità, cosa che invece hai fatto andando in giro per i circoli: meglio parlarne di persona che scriverlo in un programma politico col rischio di deflazionare il tema?

E’ un fatto che la laicità è un tema che, ad esempio quando incontro i circoli, suscita dibattito e che è quotidianamente discusso sui media. Non mi è sembrato indispensabile dar ulteriore enfasi a qualcosa su cui io e tanti altri nel PD ci stiamo visibilmente impegnando. Per me, la laicità è quell’auspicabile condizione culturale e civile di una comunità in cui la parola stessa non si deve continuamente ripetere. Se mai fosse stato necessario, dall’osservatorio di Bruxelles si vede ancora meglio quanto l’Italia sia indietro.

Facendo una ricerca su Google digitando “lavoro FVG”, ti ritornano ai primi posti le pagine dei giornali locali che parlano delle aziende in crisi. Diventassi segretario regionale, come ti comporterai per alleviare la grave crisi economica di questo fine decennio?

Guardare i dati delle aziende, di imprese che fanno la ricchezza di questo territorio, è come leggere bollettini di guerra. Nonostante le consistenti riduzioni nelle compartecipazioni erariali derivanti dalla crisi, per una regione autonoma come la nostra le possibilità di impegnarsi non mancano. Ad esempio, la Regione non ha ancora firmato le convenzioni con gli istituti di credito, mentre c’è la necessità di sbloccare i fondi a favore delle piccole imprese che hanno bisogno di liquidità. Si devono poi incentivare gli investimenti utilizzando gli strumenti che già ci sono, come Frie e Confidi, che andavano già da tempo implementati, e riportare Friulia alla missione originale cioè di sostegno alle imprese suscettibili di sviluppo. E’ chiaro però che la Regione, e la nostra è piccola, non può sostituirsi al Governo nelle scelte macroeconomiche; può però far sentire la sua voce al Governo soprattutto quando si tratta di crisi che si abbattono su aziende controllate dalla mano pubblica.

Continuo su questo tema: se dico Lavoro, Welfare e Federalismo cosa ti viene in mente?

In primo luogo dico che non si può tagliare la protezione sociale nel momento in cui cresce il numero delle famiglie in difficoltà. Per la prima volta, nonostante il miglioramento dei segnali del mercato finanziario, il lavoro sta andando a picco. Sono diminuite le domande di cassa integrazione ordinaria, ma stanno aumentando quelle per la Cig straordinaria. In regione si stima che 50mila persone non torneranno più al lavoro. Allora occorre far sì che funzionino meglio gli uffici provinciali del lavoro, sintonizzando la domanda con l’offerta; e fare un grande sforzo sulla formazione e sulla riqualificazione. Welfare e federalismo si muovono appaiati, dal momento che la possibilità di mantenere i livelli dei servizi raggiunti è legata alla possibilità di gestire le nostre risorse: il Governo deve essere adempiente e versare alla regione le compartecipazioni sulle pensioni Inps, fino all’ultimo centesimo. Ovviamente, giudizio negativo sul ddl 39 che crea un welfare irragionevole e discriminatorio: penalizza non solo gli immigrati ma anche, per esempio, i numerosi ricercatori e professionisti che operano nel nostro territorio pur non avendo in Friuli Venezia Giulia la residenza.

Altre tre: Ambiente, Territorio e Sicurezza.

Il Friuli Venezia Giulia non ha gravi problemi di sicurezza, ma non dobbiamo nasconderci che la collettività regionale è sensibile a questo tema, sia pure sotto l’aspetto di “percezione di insicurezza”, e il PD non può sottrarsi dal dare risposte chiare, o lasciare che le risposte arrivino dalla Lega, che butta i soldi della regione nelle ronde. Dobbiamo incentivare l‘integrazione ed il coordinamento tra le varie forze dell’ordine e la polizia locale. Vanno proseguite ed implementate le politiche di patti per la sicurezza stipulati fra governo, regione e città. Questi sono presupposti per promuovere il diritto di cittadinanza così come previsto nella Costituzione e garantire un’integrazione che non prescinda dal rispetto delle leggi. La questione dell’ambiente è strettamente legata a quella energetica. Entrambe vanno affrontate prima di tutto puntando sulla razionalizzazione, l‘innovazione e le nuove tecnologie per il risparmio energetico. Poi le energie pulite, il solare soprattutto: abbiamo ettari di tetti di capannoni e centri commerciali che possiamo e dobbiamo usare per il fotovoltaico. Dobbiamo invece dire no alla riduzione del suolo agricolo a favore del fotovoltaico e incentivare reti energetiche sostenibili e condivise dai territori.

Quale punto del tuo programma potrebbe fare la differenza e farti vincere le Primarie?

Credo che la forza della mia mozione sia nell’idea di rinnovamento del PD. Un partito rinnovato nelle persone, nei contenuti e nei metodi. Non intendo assolutamente buttare quanto di buono è stato fatto, sarebbe ingiusto e ingeneroso, ma occorre una sterzata.

Veniamo agli aspetti meno positivi. Debora Serracchiani è membro effettivo della commissione Trasporti e turismo, e supplente nella commissione Giustizia e libertà civili del Parlamento Europeo, se diventi segretario ci sarà un bel po’ di lavoro per te, e ti si rimprovera il doppio incarico. Contraddizioni?

Sinceramente, questa obiezione mi è stata rivolta con un’insistenza forse eccessiva. Ho spiegato più volte, calendario alla mano, che il tempo per fare entrambe le cose c’è. Sono invece, da parte mia, ben consapevole che il ruolo di europarlamentare può dare dei vantaggi al lavoro del segretario, quali accesso a ambiti istituzionali altrimenti preclusi a un segretario di partito, autonomia di azione politica, condizione super partes rispetto al territorio regionale. Sono cose di cui parlo con cognizione di causa, essendo ormai in carica da un certo numero di mesi.

Un pregio e un difetto di Martines, un pregio e un difetto della Carloni.

Enzo è una persona che ha creduto ne PD fin dall’inizio, ed è uno di quegli amministratori locali di cui il partito è orgoglioso, mentre la passione e la competenza di Maria Cristina sui temi dei diritti rappresenta un vero valore aggiunto.

Direi che possono bastare queste risposte. Nel salutarti e nell’augurarti un buon lavoro, ti lascio l’ultimo appello per le Primarie e per convincere gli elettori a scegliere te invece che i tuoi avversari.

Il PD deve scegliere ora quale sarà il suo futuro, e dopo aver scelto deve fare. Il mondo non aspetta che il PD decida da che parte andare, lui va avanti lo stesso. Perciò prendiamo il meglio del nostro dibattito interno, riconosciamo la legittimazione politica che viene dal voto delle primarie e pensiamo al lavoro che ci attende, tutti quanti, dal 26 ottobre. Se sarò eletta, io farò così.

qui il link all’intervista pubblicata sul sito del circolo PD Cordenons

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