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Orecchi aperti.

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Torno dalla piazza del “no B-day” portandomi dietro la sensazione di un clima di indignazione costruttiva, di gente che vuol mettersi a lavorare per qualcos’altro.

Erano in tanti lì, senza etichette, famiglie, giovani che si sono mossi per un’idea, per la voglia di dimostrare che c’è un modello culturale diverso. Sicuramente è andato in piazza anche un modo diverso di fare politica, con gli strumenti e la tecnologia di oggi.

Al Partito democratico spetta il compito di ascoltare, dialogare anche con queste persone, che non devono sentirsi respinte o snobbate.

Non possiamo permetterci di lasciare soli quanti vogliono l’alternativa. Anzi dobbiamo essere noi per primi a coinvolgere chi vuole impegnarsi in proposte concrete.

Ma se vogliamo diventare maggioranza nel Paese, la proposta politica e culturale del PD deve essere la più ampia e organica possibile.

Il nostro messaggio perciò deve raggiungere, come dicevo, anche quelli che sono rimasti a casa, a qualunque titolo, perché se rinunciamo a loro ce lo scordiamo di diventare maggioranza.

Qui non è in questione il politichese del “ma anche”, il vizio di tenere i piedi i due scarpe o altra roba del genere, ma una cosa più semplice: la volontà di non restare all’opposizione per sempre.

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