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Non polemizzo.

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Mi chiedo quando smetteremo di farci male, e che cosa serva ancora per imparare la lezione della Puglia.
E’ la domanda che mi si è affacciata quasi spontaneamente dopo aver letto le parole  del vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, Giorgio Merlo.
Secondo Merlo, le primarie non devono trasformarsi in un “dogma intoccabile e infallibile”, anzi, ci sarebbero degli “ultras delle primarie del PD che, ragionano secondo schemi ragionieristici e salottieri”.
Non intendo davvero polemizzare sterilmente contro un esponente del mio partito, ma penso che non possa proprio essere definito ‘ultras delle primarie’ chi denuncia problemi di comunicazione tra la base del partito e la dirigenza, o chi avverte la necessità urgente di risintonizzarsi con larghe e diverse fasce del nostro elettorato.  Sono convinta che sia proprio la cultura del buon senso e della valutazione politica, invocate da Giorgio Merlo, che dovrebbe far considerare le primarie come la prima istanza, e non l’ultima, per la scelta delle candidature.
Spero che questo mio pensiero verrà colto per quel che è: un pezzo del mio lavoro per rafforzare il Partito Democratico e farlo somigliare sempre di più a quel soggetto riformista, aperto e plurale che, sono convinta, in tanti abbiamo sognato e fondato.
 

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