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Poker rosa?

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Non mi sembra un grande sacrificio candidare le donne in Umbria, Toscana ed Emilia Romagna, le regioni dove il Pdl ha meno chance di vincere…». Silvio Berlusconi cala il suo «poker rosa» di candidate? E, mentre lo esibisce a favor di telecamere in via dell’Umiltà, ammette l’«inferiorità maschile»?

Debora Serracchiani, la «ragazza che ha battuto Papi», come l’hanno ribattezzata i giornali all’indomani dell’eurosorpasso a suon di preferenze, storce il naso. E ”smaschera” la svolta femminista del Cavaliere: schiera quattro aspiranti governatrici, ma solo una può davvero farcela. Ed è, guardacaso, la ”finiana” Renata Polverini.
Il premier esalta pubblicamente il suo «esercito di donne» in corsa alle regionali. Perché?
Probabilmente cerca di dare un’immagine migliore delle donne di quella che ha veicolato sinora.
Può riuscirci?
Berlusconi dice che, in Italia, dobbiamo accogliere solo le belle ragazze albanesi. Che credibilità può avere quando parla di parità di genere?
Berlusconi dice che le sue candidate sono brave.
Il punto è che sono confinate comunque nei recinti definiti dallo stesso premier.
Il premier si dice convinto dell’inferiorità maschile. Gli crede?
Evito persino di pormi la domanda. E non escludo che Berlusconi ritratti pure questa dichiarazione.
Mara Carfagna, però, dà man forte: dichiara che, mentre il centrosinistra predica, il centrodestra pratica le pari opportunità.
Onestamente, quella del ministro alle Pari opportunità mi pare una spiacevole caduta di stile: non ha nessun senso innescare una rincorsa su una questione bipartisan che dovrebbe vederci tutte unite.
Ma il centrosinistra, sulla parità di genere, può fare di più?
Il centrosinistra, da sempre, è lo schieramento politico che investe maggiormente nelle donne: e le donne che si sono succedute al governo, solo a fare un esempio, ne sono la riprova.
Dopo di che, sicuramente, può fare di più. Cosa?
Le quote rosa mi piacciono poco ma, se non c’è una soluzione più efficace, facciamole. Devono essere quote rosa effettive, però.
In che senso?
Non basta farsi belli con le candidature: le donne devono essere elette, così come devono entrare nei cda e nei tanti posti di comando dove oggi la parità non c’è.
Berlusconi, attorniato dalle sue candidate, carica intanto di valenza nazionale le regionali. Perché?
Le candidature regionali del centrodestra, per come sono nate, hanno dimostrato che Berlusconi non ha più il controllo del territorio. Chissà, magari, adesso cerca di riappropriarsi della leadership perduta.
Un appello bipartisan alle donne candidate?
Portare la politica sui contenuti facendo uno sforzo in più.
La Polverini dice che, alle donne, si chiede sempre un impegno aggiuntivo.
Ha ragione. Ci viene sempre chiesto ”di più”: non solo dobbiamo fare, ma dobbiamo sempre fare meglio, se vogliamo essere credibili. Lo dico con serenità, senza acrimonia, ma così è.
(Intervista rilasciata a Roberta Giani per “Il Piccolo” di Trieste, 17 febbraio 2010)
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