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Google

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Google ha annunciato la chiusura quasi completa della sua attività in Cina. Il motivo l’ha spiegato William Echickson, ed è semplice: “non accettiamo piu’ la politica di censura di internet. Abbiamo deciso di non rimanere piu’ in Cina finche’ ci sarebbe stata la censura”.
Ricordiamo che il controllo del regime cinese sul web continua infatti a impedire l’accesso ai siti su temi come i massacri degli studenti in Piazza Tiananmen, il Tibet o Amnesty International.
Reporters sans Frontiers ha definito “coraggiosa” la scelta di Google, sottolineando che comunque è in gioco l’integrità di internet: “l’emergere di Intranet nazionali controllate da Stati repressivi rende di fatto molti utenti vittime di segregazione digitale”.
Sono scelte che mettono ancora una volta in evidenza come il regime cinese ritenga i diritti umani e la libertà di parola un inutile orpello sulla strada dello sviluppo e della crescita economica ad ogni costo.
La “ribellione” di Google certamente non sarà sufficiente ad aumentare la libertà in Cina, ma deve essere di stimolo per l’Italia e l’Europa, affinché si moltiplichino gli sforzi politico-diplomatici su Pechino e possano aprirsi sempre maggiori spazi di tolleranza e  democrazia.
 
Penso sia utile, in quanto apre un interessante spaccato sulla società cinese e sulla sua comunità virtuale, questa “Lettera aperta degli internauti cinesi destinata al governo e a Google” (http://punto-informatico.it/2838800/PI/Lettere/speciale-cara-google-cara-cina.aspx).

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