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I familiari extracomunitari dei cittadini dell’Unione europea possono accedere ai concorsi nella pubblica amministrazione italiana.

La Commissione europea, sollecitata da una interrogazione dell’eurodeputata Debora Serracchiani, inviterà l’Italia alla corretta attuazione della direttiva 2004/38/CE che riconosce ai familiari extracomunitari del cittadino UE – con alcuni limiti – gli stessi diritti dei cittadini italiani in materia di accesso al pubblico impiego.

In Italia i cittadini extracomunitari sono esclusi dagli impieghi pubblici e nei loro confronti sono ancora ritenute applicabili le norme di cui al DPCM 7.2.1994, n. 174 e all’articolo 38 del decreto legislativo 165/2001, che prevedono la sola eccezione per i cittadini dell’UE al divieto di accesso degli stranieri al pubblico impiego.
Per quanto riguarda i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea, l’articolo 38 del decreto legislativo 165/2001 ha stabilito il diritto di accesso ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche con l’eccezione di quegli impieghi che implicano l’esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri ovvero attengono alla tutela dell’interesse nazionale.
Poiché le autorità italiane non estendono questo diritto anche ai familiari extracomunitari dei cittadini dell’UE, né ai titolari della protezione internazionale, Debora Serracchiani, eurodeputata del PD, ha rivolto una interrogazione scritta alla Commissione europea per sapere se questo orientamento sia conforme al diritto europeo.
La risposta è arrivata l’altro ieri dal Commissario europeo Cecilia Malmström, responsabile per gli Affari interni.
La Commissione, dopo aver ricordato che i cittadini stranieri titolari dello status di rifugiato o di protezione internazionale hanno diritto di accedere al mercato del lavoro privato e pubblico alle stesse condizioni previste per il cittadini dell’UE, ha chiarito che ai sensi della direttiva 2004/38/CE anche i familiari extracomunitari dei cittadini dell’UE che soggiornano regolarmente nel territorio di uno Stato membro hanno diritto allo stesso trattamento che lo Stato riconosce ai propri cittadini anche con riferimento all’accesso agli impieghi nella pubblica amministrazione, con la sola eccezione dei posti che comportano esercizio di pubblici poteri.
Per questo motivo la Commissione contatterà direttamente il Governo italiano allo scopo di far rimuovere gli eventuali ostacoli alla corretta attuazione della direttiva.

(Tratto da “ImmigrazioneOggi.it”, http://immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=001618)

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