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In fabbrica

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Ieri ho rilasciato ad un intervista ad Antonella Loi di Tiscali:politica

Eletta a paladina del web per aver dato una tiratina d’orecchie a Franceschini, fece discutere per aver definito Bersani e D’Alema “l’apparato” del Pd. Debora Serracchiani, 40 anni, eurodeputata del Nord-Est, ci prova ancora a vestire la maschera della coscienza critica del partito. Plaude a quello che giornalisticamente è stato definito lo “scatto d’orgoglio” di Bersani, il segretario, che durante l’ultima puntata di Annozero ha chiesto “rispetto” per il Pd, un partito con “la schiena dritta”. Affermazioni che per la Serracchiani “non possono che essere condivisibili”. E gli stessi iscritti sembra abbiano apprezzato. “Abbiamo assistito a quello scatto emotivo che ci aspettavamo da un po’”, dice.
 
Serracchiani, Bersani fa proseliti ma nel Pd qualcosa non funziona, perché?
“Non è una domanda semplice. Credo che nel Pd ci sia un problema e che, onestamente, non sia solo organizzativo. Credo che sia un problema politico nel senso che non siamo riusciti a darci un’identità politica ben definita e non siamo riusciti a farci capire dalle persone. Le persone non comprendono subito, immediatamente, qual è la linea del Pd su tanti argomenti. E questo mi pare che sia una mancanza di collante con il nostro elettorato e con quelli che potrebbero votarci”.
 
Identità politica: Bersani rivendica la vicinanza con gli operai. Ma quelli, soprattutto al Nord, votano Lega.
“Credo che in quella circostanza, ad Annozero, Bersani rivendicasse la sua vicinanza a una situazione particolare, quella della Vinyls di Porto Torres. Perché, se non ricordo male, se ne è occupato personalmente prima come ministro e poi come segretario del Pd. Io però, mi permetta, non mi sento di condividere il fatto che il Pd non sia vicino agli operai. Noi ci siamo e ci siamo con tante proposte”.
 
Quali per esempio?
“Siamo stati noi a parlare della necessità di rivedere gli ammortizzatori sociali, nella situazione in cui la cassa integrazione colpisce tanti ma non riesce ad essere una soluzione per molti. Abbiamo proposto di rivedere la contrattualistica, di pensare ad un assegno mensile minimo che possa essere di garanzia per tutti, insomma abbiamo fatto varie proposte. Quello che dice lei è vero, in questa fase molti di quegli operai non ci stanno più votando e questo accade soprattutto al Nord per il Partito democratico e più in generale per il centrosinistra. Gli operai votano la Lega o non vanno affatto a votare. Credo che sia un problema politico: il tipo di radicamento che deve fare il Pd deve assolutamente cambiare”.
 
Come si fa?
“Cambiare sia per quanto riguarda i luoghi, nel senso che dovremmo essere più presenti all’interno delle fabbriche senza delegare esclusivamente al sindacato, nel senso che è necessaria anche una presenza fisica. E allo stesso tempo dobbiamo risolvere il problema politico, nel senso che dobbiamo ricominciare a farci capire dagli operai e non è cosa semplice. Dobbiamo cominciare a dare delle risposte ma che non siano limitate solo a determinate categorie di persone”.
 
Cioè una forza politica democratica, riformista ma anche di sinistra?
“Io veramente su queste etichette sono scettica non credo che il problema sia definirsi di sinistra oppure no, riformisti oppure no. Le cose vanno fatte concretamente”.
 
Però le idee sono importanti.
“E sì ma poi sono le azioni concrete che pagano, noi idee ne possiamo avere e ne abbiamo tantissime. Poi concretamente non riusciamo a farci votare, quindi evidentemente sono le azioni che in qualche modo mancano. Non vorrei che arrivassimo a pensare che le idee devono essere di sinistra per funzionare. Secondo me il Pd deve cominciare a fare una politica sul lavoro che sia una politica che non parli più alle persone come se queste fossero divise in classi o etichettate ma che cominci a parlare del lavoro a trecentosessanta gradi. Guardi che non c’è differenza tra un operaio e un piccolo imprenditore. Il Pd farà il salto di qualità riformista quando comincerà a parlare ai singoli individui creando in essi un interesse su determinati fatti. Le persone interessate sono quelle che riescono ad essere intercettate, quelle disinteressate sono quelle con le quali non riusciamo evidentemente a parlare”.
 
Questo basterà a superare l’“attitudine autodistruttiva” di cui parla Bersani?
“Noi abbiamo la necessità di essere riformisti davvero partendo anche da noi stessi quindi ci vuole una bella dose di rinnovamento nel Pd che fino a questo momento è mancata. Quando questo accadrà ci sarà un rinnovamento anche nelle idee e far radicare le idee è sicuramente più difficile che far radicare le persone. Dobbiamo trovare credibilità. Il rinnovamento serve per renderci credibili e credo che il segretario si sia reso credibile proprio quando ha detto che il Pd è un partito con la schiena dritta che merita rispetto”.
 
Rispetto da parte di chi?
“Da parte della stessa classe dirigente tanto per cominciare, ma anche da parte di tutti quelli che nel centrosinistra continuano a confidare e che magari sono tra quelli che nelle ultime elezioni non sono andati a votare”.
 
Vendola vince in Puglia e dice che il centrosinistra è “vecchio”. Ma aggiunge anche che “i suoi leader sono come esorcisti che negano la realtà”. Lei, Civati, Renzi rappresentate il futuro del Pd: come si crea un’alternativa di governo?
“Per essere un’alternativa il Pd deve essere credibile e per essere credibile è necessario che presenti facce credibili. Naturalmente una parte di queste facce vanno cambiate perché negli ultimi anni non è accaduto, perché la classe dirigente attuale sia passata attraverso un certo numero di sconfitte e credo anche che in qualche modo ci sia spazio per quelli che vogliono essere presenti nel Pd. Il che non significa necessariamente giovani ma significa avere la mentalità giusta. Vendola che appartiene a quella classe dirigente e viene da quel mondo, lo ha attraversato pienamente, può essere ora come ora una novità ma viene da quel mondo”.
 
Il governatore pugliese però vince le elezioni.
“Sì, infatti. Intendo dire che viene da quel mondo come tutti gli altri ma in questo momento rappresenta la novità perché è riuscito a trovare la mentalità giusta, la voce giusta ed è riuscito ad intercettare le persone di centrosinistra. Cosa che anche il Pd deve riuscire a fare. E poi a me non affascina il fatto che adesso che siamo quasi a maggio del 2010 che ci mettiamo a pensare quale sia il leader del centrosinistra o giù di lì”.
 
Una questione spinosa quella del leader.
“Infatti in genere ogni volta che noi troviamo il leader impieghiamo poco tempo a farlo fuori. Ma soprattutto credo che non sia quella la soluzione. Io credo che arriveremo al 2010 con una squadra di giovani e non solo, tale e valida da poter essere veramente un’alternativa”.
 
E sul tavolo delle alleanze come dovrebbe giocare il Pd?
“In questo momento non possiamo non tener conto dell’Italia dei Valori con la quale abbiamo intrapreso un percorso ormai da diverso tempo. E non possiamo non tener conto di tutte quelle fronde, Vendola compreso, che stanno a sinistra del Pd e che devono riuscire di nuovo a fare massa critica. Poi insieme dobbiamo cercare un’unità che fino ad ora è mancata. Naturalmente abbiamo cominciato un percorso di avvicinamento con le altre forze dell’opposizione, tra cui l’Udc che si avvicina alla sinistra”.
 
E Fini invece?
“Fino a prova contraria, Fini non fa parte del centrosinistra, è un leader di destra come del resto la sua storia passata dimostra. Ma in ogni caso mi pare prematuro ritenerlo un interlocutore. A meno che non intendiamo come interlocutore il presidente della Camera, e allora certamente lo è”.
 
Però D’Alema prefigura uno scenario di alleanza con un eventuale movimento di Fini.
“Ripeto, ritengo che sia prematuro. Non è che siccome Fini ha dimostrato che si può esprimere il dissenso all’interno del suo partito, il Pdl, lo si possa ritenere un interlocutore politico. Non mi pare il caso ora di pensare a lui come ad un alleato o una persona con la quale fare un progetto di alternativa di governo. Se poi Massimo D’Alema lo vede già così, forse dovrebbe spiegarlo ai propri elettori”.
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