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Ha perso la bussola!

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Silvio Berlusconi, all’Assemblea di Federalberghi, si è nuovamente lamentato per gli scarsi poteri che il nostro ordinamento riserverebbe al capo del governo.
“Dopo il ventennio di dittatura – sono sue parole – l’architettura istituzionale italiana è fatta per dare un potere frammentato tra Capo dello Stato, Parlamento, Corte costituzionale. Nessun potere al premier”. Non soddisfatto, ha proseguito il suo ‘ragionamento’ lamentandosi delle mille difficoltà di chi ha la “sfortuna” di governare l’Italia. Poteva mancare in chiusura l’attacco ai giudici che abrogano le leggi del suo governo. Non poteva mancare e non infatti non è mancato.
C’è un lato tragicomico in queste frasi: è che vengono da quello stesso Silvio Berlusconi che ha imposto i suoi voleri al Parlamento con decine di voti di fiducia, che ha la maggioranza più blindata che si ricordi, che possiede l’informazione e che è il più ricco d’Italia.
Ma fuor d’ogni sarcasmo, resta il fatto che giorno dopo giorno viene sempre più alla luce la pericolosa ispirazione totalitario-carismatica da cui è guidato Berlusconi. Ed è così che si spiega la sua insofferenza per qualsiasi bilanciamento dei poteri, la sua intolleranza verso il minimo contraddittorio politico, il suo trasportare sul piano personale la normale dialettica istituzionale. Proprio quest’ultimo è il sintomo più appariscente di un corto circuito che sta logorando alle radici l’architettura istituzionale della Repubblica, di cui Berlusconi evidentemente vorrebbe liberarsi.

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