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Libia

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Nei giorni scorsi la Libia ha imposto la chiusura della sede dell’Unhcr privando i rifugiati che arrivano a Tripoli di qualsiasi, seppur minima, assistenza. Riferendosi alle motivazioni espresse dalla Libia per giustificare questa chiusura il ministro degli Esteri Franco Frattini, pur ammettendo di “non conoscere la legislazione interna libica”, ha affermato che “la legge va rispettata ovunque. Ci puo’ piacere o no, ma la legge esiste”. Augurandosi poi che le autorita’ libiche “continuino a tollerare” la presenza dell’Unhcr durante i negoziati.
Ironia della sorte nello stesso giorno è avvenuto il sequestro di tre motopesca della flotta di Mazara del Vallo da parte delle motovedette libiche il più recente di una lunga serie.
Su questo argomento Frattini può osare di più con Tripoli: ci sono casi in cui i dossier non sono italiani o europei, sono di tutti noi e basta. E l’argomento che la Libia è uno Stato e ha delle leggi è quasi imbarazzante per gli echi che suscita.
Su questo caso ho presentato un’interrogazione, chiedendo alla Commissione europea di “intervenire con una comune azione diplomatica verso la Libia per la riapertura dell’ufficio Unchr. Anche alla luce di questo episodio le esigenze della politica di asilo comune richiedono norme per imporre di considerare preliminarmente l’aspetto dello statuto dei rifugiati, ai Paesi membri che stipulino accordi con Paesi terzi i quali non abbiano sottoscritto la Convenzione di Ginevra sui rifugiati”.
Ho anche ribadito che è “opportuna e urgente l’adozione di una direttiva per uniformare le politiche di asilo dei diversi Stati membri”, e ho concluso esprimendo “sconcerto per i 3 motopesca italiani sequestrati proprio oggi dalla Libia, mentre il nostro ministro degli esteri presenta un libro dedicato a Gheddafi”.

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