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Matvejevic

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Nei giorni scorsi è divenuta esecutiva la sentenza della Corte di Cassazione croata che ha confermato la condanna a quattro mesi (con due anni di condizionale) a Predrag Matvejevic, per avere definito in un articolo scritto sei anni fa “talebani cristiani” alcuni scrittori nazionalisti serbi, croati e bosniaci che avrebbero contribuito a fomentare le guerre balcaniche.
Da membro della delegazione mista UE-Croazia ho chiesto all’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea, Catherine Ashton, un’azione a fronte di questa sentenza di condanna.
Quella contro Matvejevic, uomo di cultura, scrittore raffinato e fermo sostenitore dell’ideale europeo, è infatti una sentenza davvero troppo pesante per un Paese che aspira a diventare il ventottesimo Stato membro dell’Unione Europea.
Alla Ashton ho rappresentato che, più della lunghezza della pena inflitta, è rilevante il principio generale che viene così attestato. La Croazia infatti non sta rispettando la libertà di espressione, che è una delle basi di ogni democrazia, come anche riconosciuto dall’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani e dall’articolo 11 della Carta dell’Unione Europea.
Ho fiducia nella forza della democrazia in Croazia, che è Paese amico e confido che, dopo gli sforzi apprezzabili già fatti per uniformarsi ai parametri richiesti dall’UE, ne farà altri particolarmente in campo giudiziario prima che possano concludersi i negoziati del 2010.

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