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Asilo nido

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La Lega Nord di Trieste tramite il segretario provinciale, che è anche deputato, ha chiesto di istituire un tetto del 30% per i bambini stranieri negli asili nido, nelle scuole d’infanzia e nei centri estivi del Comune.
L’obiettivo dichiarato è “garantire una corretta maturazione identitaria dei bambini, senza che questi siano costretti a interfacciarsi con situazioni in cui modelli di riferimento culturali e antropologici diversi dal nostro diventano prevalenti”.
Anche se può sembrare una vicenda locale, questo caso solleva interrogativi ben più ampi.
La richiesta del deputato leghista, prima ancora che politicamente censurabile, è umanamente sconvolgente. Non avrei infatti creduto che la Lega sarebbe riuscita a esprimere un tale cinismo da spingersi a strumentalizzare anche i bambini più piccoli, chiedendo di istituire negli asili nido qualcosa che assomiglia da vicino alle quote razziali.
Faremo tutto il possibile affinché questo seme d’odio non attecchisca nel terreno sociale di una città tollerante e cosmopolita come Trieste, che ha saputo superare laceranti divisioni etniche e ideologiche.
Oltre allo stupore politico, mi ha addolorato soprattutto che questa proposta sia stata formalizzata da un deputato leghista giovane e che si era fin qui dimostrato dinamico ma che evidentemente ha dimenticato troppo presto cosa significa essere bambino.
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