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Interporto di Parma

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Venerdì scorso sono stata in visita all’Interporto di Parma. È stata una preziosa occasione per conoscere le specificità della struttura parmense, e per aggiungere un altro tassello alla mappa che vado tracciando delle grandi infrastrutture logistiche della pianura padana e del nordest.
Con un occhio allo stato di avanzamento delle reti Ten-T e alla rilevanza strategica che ha per la pianura padana l’inserimento dei suoi nodi logistico-intermodali nel sistema infrastrutturale europeo, ho parlato con i vertici della società che gestisce l’interporto, il presidente Johann Marzani e l’amministratore delegato Luigi Capitani, i quali hanno evidenziato potenzialità e nodi critici dell’interporto: primo tra tutti il corridoio Tirreno-Brennero.
Ho ribadito che siamo a un punto critico, in cui si potrebbe dare una svolta al nostro sistema infrastrutturale oppure restare per sempre indietro e marginali. Di fronte a questa emergenza economica e logistica, dare impulso alle grandi opere strategiche europee è fondamentale per tutta la pianura padana: ai corridoi Lisbona-Kiev e al Baltico-Adriatico, ma anche al sistema portuale dell’alto Adriatico e ovviamente alla fondamentale rete degli interporti, di cui Parma è un nodo rilevante.
Oltre al dato istituzionale e professionale, vorrei sottolineare la cortesia davvero emiliana con cui sono stata accolta…

Ulteriori dettagli della visita si possono leggere in un articolo di Pierluigi Dallapina, pubblicata dalla Gazzetta di Parma il 24 luglio 2010, dal titolo “Tibre, progetto strategico per l’Europa”.

Dal porto di La Spezia, passando dallo snodo ferroviario e autostradale di Parma, per poi raggiungere il resto del Nord Europa attraverso il Brennero. Per riuscirci bisogna prima portare a termine la Tibre, un progetto che da anni anima partiti, amministratori e imprenditori del territorio, ma che a livello europeo non è ancora riuscito ad entrare nell’elenco delle infrastrutture indispensabili. A Parma però non si danno per vinti, come dimostra il faccia a faccia organizzato dai vertici del Cepim con l’europarlamentare Debora Serracchiani, per sostenere a livello comunitario la realizzazione della Tirreno-Brennero.
«Di infrastrutture non si muore», sostiene la Serracchiani, europarlamentare e membro della commissione Trasporti, ieri affiancata dal presidente del Cepim, Johann Marzani e dall’ad del centro, Luigi Capitani. Dopo aver visitato gli interporti del Nord Est (Trieste, Gorizia, Pordenone e Padova), l’europarlamentare ha voluto fare tappa nel Parmense, un territorio considerato fondamentale per i collegamenti fra il Mediterraneo e il resto del continente. «La realtà di Parma – sostiene – ha bisogno di sviluppare il progetto della Tibre, in quanto potrebbe inserirsi nei collegamenti con il Nord Europa e con l’Est. Ma il problema è dato dal fatto che non rientra nella trentina di progetti prioritari europei, tanto che per riuscire a sostenere la realizzazione occorre sensibilizzare il governo, le amministrazioni locali e gli stessi governanti europei. Credo che la Tibre sia un’opera strategica non solo per il Paese».
Lungo l’asse della Tirreno-Brennero da anni sta crescendo l’interporto, una realtà che si estende su una superficie di oltre 2,5 milioni di metri quadrati, in cui operano 86 aziende. «Una delle nostre priorità è quella di sostenere il progetto e la realizzazione della Tibre, in quanto è un’infrastruttura che deve acquistare sempre più importanza a livello europeo», chiarisce il presidente del Cepim, Johann Marzani. E proprio il Cepim in questi anni si sta attrezzando per competere sui mercati globali grazie alla futura elettrificazione del proprio tratto ferroviario, e all’ampliamento di circa 120 mila metri quadrati del terminal container. «Occorre creare una rete di porti, interporti e aeroporti», rilancia la Serracchiani, «in quanto un sistema capillare è preferibile alla creazione di pochi ed enormi centri».
Sulla stessa linea di pensiero anche l’amministratore delegato del Cepim. «Se penso ai porti di Genova e La Spezia non mi viene in mente una strategia del divide et impera. Al contrario, bisogna elaborare una strategia per migliorare un sistema complessivo». Ma per centrare questo obiettivo bisogna prima riuscire a coinvolgere le persone, spiegando e facendo accettare i progetti.
«Le infrastrutture, specialmente quando sono impattanti, vanno spiegate per tempo, non si può arrivare a presentare un progetto esecutivo alla popolazione – ricorda l’europarlamentare -. In Italia c’è invece la tendenza a realizzare quelle opere che generano consenso immediato, mentre dovremmo imparare a pensare a lungo termine».

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