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Raucedine

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Sull’esplosione del PDL oggi ho pubblicato un post sul sito de “Il fatto quotidiano”:

Era ora. Vengono finalmente alla luce tutte le insanabili contraddizioni racchiuse in un partito che non è mai stato partito ma piuttosto un’ibrida via di mezzo tra il carrozzone conservatore, la lobby ramificata e il sultanato. Fini ci ha messo quasi tre anni a trarre le conclusioni concrete di quello che aveva detto nel 2007, quando dichiarava solennemente: “non esiste alcuna possibilità che Alleanza nazionale si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi, del quale non si capiscono valori, programmi, classe dirigente. Non ci interessa la prospettiva di entrare in un indistinto partito delle libertà”. Lo ricordo perché Fini, che ora è tanto popolare a sinistra, in questi tre anni e prima ancora, non è stato uno spettatore, ma un leader del Pdl, anzi il ‘cofondatore’. Adesso ha deciso che non ne può più di essere una delle comparse alla corte di Cesare. Bene. E’ positivo tutto ciò che contribuisce ad allontanare il nostro Paese dall’anomalia del leaderismo carismatico, ma vedremo sul serio alla prova ‘Futuro e Libertà’ (così si chiameranno), non solo sulle leggi ad personam ma anche sulle grandi riforme e sulle emergenze più gravi del Paese. E l’ultima manovra finanziaria i finiani l’hanno votata obbedienti.

Ho ripetuto più volte, e ne sono convinta, che il Partito democratico è attrezzato per svolgere il suo compito, di opposizione seria nelle istituzioni e sui territori, e di fondamentale incubatore per l’alternativa. Nonostante le lentezze e i mal di pancia, infatti, il Pd resta l’unica grande proposta riformista di questo Paese, capace di raccogliere consenso e aggregare intorno a sé uno schieramento ampio. Resto altrettanto convinta, però, che il Pd deve innestare una marcia in più, evitare qualche sbandata e riuscire a comunicare meglio quello che fa, e a toccare più intimamente le corde degli italiani. Lo so che abbiamo di fronte il principe dei comunicatori, ma forse anche lui comincia ad essere rauco. Quello che parla poco, o a gestacci, ma che ha sempre più in mano le sorti del Governo è invece Bossi. E dunque bisogna metterlo nell’angolo.

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