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Il peccatore

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Un quotidiano locale ha riferito nei dettagli una serie di episodi nei quali, dal 2008 al marzo 2010, il presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia Edouard Ballaman della Lega Nord avrebbe utilizzato l’auto di servizio e l’autista per finalità non istituzionali. Si parla di viaggi a Caorle (Venezia), dove Ballaman possiede una casa per le vacanze, e in località dove si svolgevano iniziative o incontri politici della Lega Nord. Sono, inoltre, elencati tragitti per ”impegni professionali”, verso la casa della fidanzata e attuale moglie a Camponogara (Venezia) e viaggi diretti ad aeroporti del Nord Italia non collegati a impegni istituzionali. La notizia è poi circolata anche sulla stampa nazionale, ottenendo l’attenzione di uno ‘specialista’ della casta come Gian Antonio Stella.
Ballaman è lo stesso che non più di qualche mese fa aveva sbandierato la sua rinuncia all’auto blu in omaggio alla riduzione dei costi della politica. Omettendo di precisare, però, che rinunciando all’auto blu percepiva un indennità di 3200 euro mensili, ben maggiore del costo dell’auto blu stessa.
Chi gridava Roma ladrona e inveiva contro gli sprechi della politica oggi a casa sua viene pizzicato con le mani nel vaso della marmellata. Sarebbe facile strumentalizzare questo fatto secondo gli stessi schemi d’urlo e schiamazzo che abbiamo spesso visto all’opera da parte di alcuni esponenti del Carroccio, tuttavia bisogna andare al di là del caso singolo. Qui occorre che la politica faccia punto e a capo e poi un passo avanti, se non vuole precipitare in un discredito da cui non c’è ritorno. L’uso improprio dell’auto blu può sembrare un episodio di scarso rilievo, ma è ormai diventato il più simbolico di un atteggiamento che confonde il rango istituzionale con il privilegio personale; ed è tanto più disdicevole se questa confusione viene da chi ricopre una carica di garanzia qual è la Presidenza del Consiglio regionale.
Il mio parere, perciò, è che l’apertura dell’inchiesta della Corte dei Conti debba suggerire atti coerenti a tutela della dignità della carica stessa. Insomma, si dimetta.

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