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“Il salvatore”

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Domenica scorsa Sergio Chiamparino ha concesso a “Repubblica” alcune anticipazioni di un suo libro-intervista, in uscita nei prossimi giorni.
In questo breve estratto il sindaco di Torino, svolgendo una veloce rassegna della situazione del partito, vede intorno a sé un panorama fatto solo di macerie.
Fra le altre cose, afferma che “la scommessa del PD è fallita” e non si fa scrupolo di mettere in discussione addirittura le ragioni della sua esistenza. Eppure sono le ragioni che avevano avvicinato alla politica tanti di noi nel non lontano 2007. Per me, quelle ragioni possono essere anche acciaccate, certo non realizzate nella loro interezza, ma mantengono intatta la loro validità. Il ragionamento di Chiamparino si conclude, per di più, indicando in sostanza la sua figura come quella che rappresenta il PD del Nord.
Confesso che leggendo queste frasi la prima cosa, quasi scontata, che ho pensato è che il Pd perde la sua scommessa se sono i suoi dirigenti i primi a non credere nel progetto. E credo sia anche a tutti evidente che il nord non lo salva un uomo solo, nemmeno se si chiama Chiamparino.
Ma ciò che più mi ha infastidito e che mi sembra profondamente ingiusto è il risultato di questa intervista: un insulto al lavoro che tanti militanti fanno sul territorio credendoci, sappiamo con che fatica, soprattutto al nord.
A chi ha più esperienza chiedo dunque di avere più rispetto per il partito e chiedo al segretario Bersani di convocare gli organi del partito per discutere e chiarire una volta per tutte la nostra linea: non è possibile continuare in questo modo, con uscite estemporanee dell’uno o dell’altro, e tutti con una formula magica in tasca.

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