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Vivisezione

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Mercoledì scorso il Parlamento Europeo ha affrontato la delicata questione della vivisezione, approvando la modifica della Direttiva 86/609 che regolamenta l’utilizzo di animali per i fini scientifici. Questo provvedimento prevede che cani e gatti “vaganti” possano essere usati per la sperimentazione se non è possibile raggiungere altrimenti lo “scopo della procedura” di ricerca.
Sono contraria all’accordo raggiunto, in seconda lettura, dal Parlamento con il Consiglio su un progetto di direttiva che prevede l’obbligo per le autorità competenti nazionali di valutare le implicazioni sul benessere degli animali per ogni test effettuato. Il mio voto contrario non è un ‘no’ allo sviluppo della ricerca bensì un invito a ridurre la sofferenza degli animali poiché la revisione della direttiva propone alcune pratiche contrarie a questo scopo, come la possibilità di sperimentare più vote sullo stesso animale. Inoltre ritengo che l’uso di altri metodi scientifici soddisfacenti che non prevedono l’impiego di animali debba essere ulteriormente sviluppato.
Della nuova normativa europea che avrebbe dovuto rafforzare i metodi di ricerca alternativi alla sperimentazione sugli animali resta poco: dichiarazioni di principio sulla necessità di ridurre la sofferenza delle cavie, un rafforzamento dei controlli e molte scappatoie.
Nella direttiva approvata rimane ancora una speranza: dà facoltà ai singoli Paesi di introdurre norme più restrittive. La palla dunque ancora una volta passa al Governo, che dovrebbe utilizzare questa possibilità. E io confido nell’attenzione del Parlamento italiano, che ha dimostrato in altri casi come su questi temi vi sia una sensibilità diffusa e bipartisan.

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