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Scuola in bilico

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Il 21 settembre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, inaugurando ufficialmente al Quirinale il nuovo anno scolastico, ha affermato che ‘bisogna riconoscere la priorità della ricerca e dell’istruzione’.
Sono convinta che le parole del Presidente abbiano toccato un tasto fondamentale e dolente. La speranza di futuro del nostro Paese e le istituzioni scolastiche e di ricerca sono intrecciate indissolubilmente, eppure i tagli del Governo fanno rischiare un grave depauperamento dei livelli di formazione.
Non riusciremo a fare fronte alle sfide globali che ci attendono, né a quella urgente di uscire dalla crisi  se non sapremo collocare le risorse con criteri che guardano oltre l’immediata esigenza di far cassa, e se non capiremo presto che quello sul sapere dei giovani e’ sempre un buon investimento.
 
Anche in Friuli Venezia Giulia il PD ha rilanciato l’allarme sulla scuola, che e’ duramente penalizzata dai tagli previsti dai provvedimenti del ministro Gelmini.
Lo scorso giugno avevamo previsto e denunciato situazioni di grave difficolta’ e di disagio dovute ai tagli, e si sono purtroppo si sono alla fine realizzate.
Abbiamo denunciato che quella della Gelmini non e’ una riforma della scuola, ma una riforma economica che fa tagli, accorpa classi, riduce le ore scolastiche, elimina gli insegnanti delle primarie, attaccando anche alcune eccellenze della scuola nella nostra regione.
Un problema scottante, poi, e’ quello dei precari, che genera crescenti malesseri anche in Friuli Venezia Giulia. Per arrivare alla stabilizzazione dei precari il Pd ha proposto di consentire l’iscrizione in una graduatoria provinciale in una sola provincia, dare un punteggio superiore a chi permette di mantenere la continuita’ didattica con la presenza pluriennale nella stessa provincia o scuola, rivedere il sistema con cui gli insegnanti ottengono i punteggi attraverso i corsi on line’.
In Friuli Venezia Giulia ci saranno 600 posti di lavoro in meno in un anno tra personale docente e amministrativo, 37 scuole senza preside, una riduzione del 25% delle risorse per le pulizie. Questa non è ideologia, sono numeri e fatti.

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