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Grandi opere

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Un gigantesco paio di forbici incombe sui finanziamenti europei per la Torino-Lione e la Trieste-Divaccia, pari a oltre 700 milioni di euro.

Lo show-down è atteso per dopodomani quando Siim Kallas, commissario per i Trasporti, presenterà il piano di proroga dei finanziamenti europei alle reti Ten-T per il periodo 2007-2013 al 2015. Ritardi si registrano in tutti i Paesi coinvolti nella costruzione delle nuove grandi arterie di trasporto europee e la Commissione, anche per recuperare un minimo di credibilità, non ha intenzione di dilazionare indiscriminatamente tutti i finanziamenti. Vanno avanti quei progetti «considerati credibili, ma con difficoltà imputabili alla crisi economica». Per quei progetti, invece, «che non sono considerati più credibili, il finanziamento Ue sarà soppresso e ricollocato» spiegano i funzionari della Commissione.

L’Italia trema: «Da tempo vado dicendo pubblicamente che l’Italia deve accelerare – spiega l’europarlamentare Pd Deborah Serracchiani – il Veneto, ad esempio, ha chiesto una revisione del tracciato del corridoio 5» e quindi manca ancora un progetto preliminare. Non c’è, insomma, solo il ritardo cronico sulla Torino-Lione, per cui il nostro Paese ha avuto assegnati 671,8 milioni. Altri 50 milioni sono previsti per la Trieste Divaccia. «È chiaro che le indecisioni sui tracciati non sono catalogabili alla voce problematiche dovute alla crisi economica. Il nostro Paese ha accumulato ritardi già ben prima della recessione» ricorda Deborah Serracchiani a cui Jan Brinkhost, responsabile europeo per il corridoio 5, ha già manifestato personalmente le sue preoccupazioni. I tagli annunciati mercoledì dovrebbero essere pari a 300 milioni su tutto il Continente. L’Italia rischia per ora un ridimensionamento, non la perdita di tutti i finanziamenti. «A me non risulta al momento nessun cambiamento di rotta – tranquillizza Mario Virano, presidente dell’Osservatorio tecnico sulla Torino-Lione -. Con l’Europa abbiamo ridefinito le tempistiche: avvio del cantiere principale a novembre 2013 e quello per la galleria geognositca della Maddalena a inizio 2011. Questa tempistica noi abbiamo intenzione di rispettarla».

Il nodo principale è quello della Maddalena: se quest’opera collaterale, contestata dagli abitanti della Val di Susa, non parte nei primi mesi del prossimo anno è impossibile avviare il cantiere principale nel 2013. E quindi già a marzo la Commissione potrebbe decidere il taglio della gran parte, se non di tutti, i finanziamenti.Ma Virano assicura che non ci saranno ritardi.

Sul tavolo della Commissione, intanto, c’è anche il piano di revisione delle Reti che, all’interno del complesso del progetto Ten-T, dovrebbe individuare le priorità che saranno finanziate con nuovi fondi. Il nostro Paese dovrebbe portare sul tavolo, quindi, il corridoio 24 (non finanziato per la parte interamente italiana, quindi il Terzo valico) e l’Adriatico-Baltico. Sul primo dossier, l’Europa ha già spiegato che saranno privilegiate le linee che attraversano due Paesi, e quindi ci sono poche speranze (al momento, comunque, manca anche la delibera del Cipe). Sul secondo, la Slovenia ha già vinto la sua battaglia per una deviazione che porta a Capodistria e Lubiana. «Rischiamo che i finanziamenti – avverte Serracchiani – vengano dirottati su quel tratto».

Samuele Cafasso (articolo tratto dal Secolo XIX del 25 ottobre 2010)

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