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Caso Franceschi

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Daniele Franceschi, un ragazzo di Viareggio, è morto a 36 anni in un carcere francese, in circostanze ancora da chiarire.
Arrestato in Francia nel mese di marzo 2010, con l’accusa di falsificazione e uso improprio di carte di credito, mai processato, è morto lo scorso 25 agosto in una cella del carcere di Grasse, per un presunto arresto cardiaco.
Il giorno precedente alla sua morte, il ragazzo ha chiesto di essere visitato ma il medico ha sottovalutato la situazione ed è stato mandato nuovamente in cella, dove è morto.
Le testimonianze dei compagni di cella lasciano pensare a un’omissione di soccorso. I familiari hanno potuto vedere il corpo solo dopo l’intervento del console generale d’Italia a Nizza e hanno riscontrato segni evidenti di pestaggio. Una nuova autopsia, ottenuta con difficoltà dai legali della famiglia ed eseguita in Italia, ha rilevato la frattura del setto nasale e le analisi del sangue eseguite sul giovane segnano la possibile presenza di un infarto in corso, lasciando intravedere l’incuria di chi poteva intervenire e non lo ha fatto.
Per tutti questi motivi ho presentato un’ interrogazione alla Commissione Europea chiedendo se intende intervenire per evitare sia ancora leso il diritto della difesa e se intende acquisire informazioni necessarie per verificare se siano stati messi in atto degli atteggiamenti squalificanti sia nella fase di reclusione che di restituzione della salma alla famiglia, violando cosi i diritti fondamentali umani, come ad esempio il diritto alla vita e all’integrità psicofisica.

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