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Il confino preventivo

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Di fronte a una generale contestazione della controriforma Gelmini e ad un ormai irreversibile declino dell’esecutivo, il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri ha pensato che gli “arresti preventivi” fossero uno strumento proponibile per placare le proteste di piazza. Non pago del coro di dissenso che questa sua sparata ha suscitato, Gasparri ha rincarato la dose individuando fra gli studenti che protestano dei “potenziali assassini”.
Questa uscita non deve stupire perché è il corollario logico dell’incultura autoritaria che ha trovato casa nella destra berlusconiana: invece di aprire al dialogo con un’università in fermento, la maggioranza sceglie di serrare le file intorno a Gasparri, le cui parole sembrano pronunciate con l’intenzione di esasperare i pacifici e di incendiare le frange dei violenti.
Ma ciò che più preoccupa è il fatto che esponenti della maggioranza possano ormai avanzare e giustificare anche le proposte palesemente più stridenti con i comuni fondamenti di legalità e democrazia, e questo la dice lunga sulla china pericolosa che hanno fatto imboccare al nostro Paese.
Con la stessa noncuranza, un giorno o l’altro, Gasparri potrebbe proporre di reintrodurre l’istituto del confino, e a qualcuno sembrerà un’idea accettabile.

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