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Capodanno precario

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Una fine d’anno d’amara attende circa 650 precari assunti dal Ministero dell’Interno nel 2005 con concorso pubblico.
Sono quei precari che prestano servizio presso gli sportelli unici per l’immigrazione delle prefetture o negli uffici immigrazione delle questure: aspettavano la stabilizzazione e invece dal 1° gennaio saranno senza lavoro.
Di questa emergenza avevamo già parlato a luglio, quando mi erano giunte le segnalazioni di alcuni di questi precari. In questi mesi mi è anche giunta copia della lettera inviata al presidente Napolitano per cercare una soluzione a questa situazione assurda.
I 650 lavoratori rappresentano una larga quota del personale addetto presso questi uffici e sono, secondo le stesse pubbliche amministrazioni interessate, indispensabili per l’ordinaria e fluida attività di parecchi Uffici territoriali del Governo e questure. In particolare questi lavoratori risultano essere ancor più essenziali in province del Nord Italia a forte immigrazione come Reggio Emilia, Modena, Parma, Brescia, Bergamo, Milano, Lodi, Prato e altre.
A luglio di quest’anno il Governo aveva accolto un ordine del giorno con cui si impegnava a prorogare di ulteriori dodici mesi i contratti di lavoro individuali a tempo determinato in scadenza il prossimo 31 dicembre 2010, ma gli impegni formali di questo Governo sono scritti sull’acqua, perché ad oggi in nessun modo ha corrisposto a quanto assicurato a luglio.
Perciò denunciamo con forza la cecità e la sordità di un Governo che manda a casa 650 lavoratori qualificati, contraddicendo pure quelle che dovrebbero essere le sue linee guida più importanti in materia di immigrazione e sicurezza, per intenderci quelle del ministro leghista Maroni. Chi infatti si occuperà, e con quale competenza, del lavoro amministrativo che finora era in carico a questi precari? Forse gli agenti delle forze dell’ordine, che saranno così distolti da altri incarichi di sicurezza? Oppure il Ministro pensa di rivolgersi a una società interinale? Peccato che questa via sia più costosa che rinnovare per un anno i contratti, e che il personale andrebbe appena formato. In ogni caso, resta il fatto che il Governo predica sicurezza e manda via chi lavora per assicurarla.

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