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Shoah

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In occasione delle celebrazioni del Giorno della Memoria sono stata alla Risiera di San Sabba di Trieste, unico campo di concentramento nazista sul territorio italiano. Eravamo più di mille, tra autorità, associazioni di ex deportati e, in gran parte, gruppi di bambini e giovani studenti, dalle elementari alle scuole superiori, molti dei quali hanno visitato il monumento nazionale per la prima volta.
Ho pensato, e l’ho detto, che il richiamo alla vigilanza contro il risorgere di tentazioni razziste non dev’essere mai rituale, perché questo rischio non è mai solo teorico. Fatti come le odiose scritte antisemite apparse in questi giorni sui muri di Roma possono nascere nel circolo ristretto di una sottocultura inneggiante alla violenza, ma sono favoriti da un più largo e silenzioso ambito in cui dominano l’individualismo e la chiusura all’altro. In ogni caso, sono fatti che ci confermano come l’insidioso germe dell’antisemitismo e dell’odio contro le minoranze purtroppo non si può dare per debellato.
La memoria della Shoah ci ammonisce che nell’uomo si annida il male, ma anche ci insegna che gli uomini sono capaci di darsi leggi e istituzioni democratiche capaci di arginare la brutalità dell’intolleranza e di contrastare il cinismo indifferente. Per questo le libertà e i diritti civili sono un bene prezioso e delicato la cui custodia non è affidata a qualche ente astratto ma a ciascuno di noi.

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