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Nucleare/5

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Ieri la Corte Costituzionale ha bocciato parte del decreto attuativo della legge sul nucleare, imponendo un «adeguato coinvolgimento» delle Regioni in cui si intende costruire una centrale.
Accogliendo le obiezioni sollevate in un ricorso di Toscana, Puglia ed Emilia Romagna, la Consulta ha in particolare dichiarato l’illegittimità dell’articolo 4 del decreto attuativo della legge delega nella parte in cui non prevede che la Regione, prima dell’intesa con la Conferenza unificata, possa esprimere il proprio parere sul rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari. D’ora in avanti, in attuazione del principio di «leale collaborazione» tra centro e periferia dello Stato, sarà quindi necessario un parere obbligatorio, seppure non vincolante, della Regione interessata, distinto da quello degli altri enti territoriali espressi dalla Conferenza unificata.

Ora nessuno si potrà più nascondere dietro al comodo paravento del potere di Roma, e anche chi governa la nostra Regione dovrà mettere fuori la faccia e dire sì o no. La pronuncia della Consulta sulla localizzazione delle centrali nucleari attutisce il colpo centralista che il governo di Berlusconi e della Lega avevano provato a vibrare contro il potere delle Regioni, che devono avere il diritto di partecipare alle decisioni che riguardano l’utilizzo del loro territorio.

I cittadini del Friuli Venezia Giulia si aspettano perciò di essere rassicurati dal presidente e dalla maggioranza regionale, cui chiediamo un impegno trasparente e una pronuncia netta e definitiva contro le centrali atomiche.
Questo è ciò che serve ora, non che si continui a gettare polvere negli occhi con dichiarazioni fumosissime e del tutto ipotetiche sul raddoppio di centrali in Slovenia. Oltretutto prima di parlare, il presidente Tondo farebbe bene a acquisire il parere favorevole degli sloveni sulla partecipazione di qualche soggetto italiano alle loro fonti energetiche.

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