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Esuli

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In base a una legge del 2004, dopo oltre mezzo secolo di oblio, si celebra ogni 10 febbraio il Giorno del Ricordo. Lo scopo è tener viva la memoria degli italiani che furono gettati nelle cavità carsiche dalle milizie di Tito tra il 1943 e il 1945, perseguitati, o che a migliaia dovettero abbandonare esuli le terre dell’Istria e della Dalmazia dopo il trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947.
Ho colto questa occasione per recarmi in visita all’Unione degli Istriani, a Trieste, e con l’aiuto del presidente Massimiliano Lacota, approfondire la conoscenza di questa realtà, umana e culturale, che mantiene viva la memoria dell’Esodo e di ciò che ormai è perduto per sempre, affetti, case, tombe. Sono consapevole che la legge della natura impone che il numero degli associati si assottigli di anno in anno, e che con loro si vada spegnendo la memoria viva di quel che fu gran parte del retaggio italiano sull’altra sponda dell’Adriatico. Innumerevoli le questioni ancora aperte, che sembra non riescano a trovare definitiva composizione, neppure a tanti anni dalla fine della guerra e dalla dissoluzione della Jugoslavia.
 
Mi sono state illustrate le attività istituzionali svolte dall’associazione e sono stata guidata nella storica sede di Palazzo Tonello. Ho saputo che l’Unione non si occupa solo di conservazione e di rivendicazioni, ma anche che promuove progetti attraverso l’Unione Europea degli Esuli e degli Espulsi (UESE), un’Organizzazione internazionale fondata nel 2007 che opera a livello europeo in partenariato con le massime istituzioni comunitarie a partire dalla Commissione Europea e che si propone di costituire un organismo permanente dedicato alla risoluzione delle problematiche dei profughi di tutta Europa.
Nel mio ruolo di europarlamentare, ho confermato il mio apprezzamento per le attività della Uese ed ho espresso grande interesse e appoggio all’iniziativa volta all’approvazione di una risoluzione del Parlamento europeo per la messa al bando della pratica dell’espulsione quale mezzo di risoluzione dei conflitti fra Stati europei, una dichiarazione che è tutt’ora assente in forma solenne dai documenti ufficiali dell’Ue. Mi sono inoltre dichiarata disponibile a supportare nell’ambito dell’attività parlamentare a Strasburgo un progetto di respiro europeo volto alla realizzazione di percorsi turistico-culturale finalizzati alla valorizzazione delle grandi regioni storiche europee, sconvolte da deportazioni ed espulsioni di massa il secolo scorso. La mia convinzione è che attraverso la cultura e la conoscenza si possono colmare fossati di incomprensione e intolleranza.
Il presidente dell’Unione degli Istriani mi ha invitato a visitare il Museo di carattere nazionale CRP di Padriciano, quale sito particolare della memoria della tragedia giuliano-dalmata, che aspira a diventare, con la collaborazione della provincia di Trieste, un centro studi di carattere internazionale universitario. Sicuramente andrò a visitare anche quel luogo.
Lasciando Palazzo Tonello, ho tenuto a esprimere la mia vivissima riprovazione per i recenti atti vandalici di cui sono stati fatte recentemente oggetto le  targhe commemorative dei martiri delle foibe sul colle di San Giusto a Trieste.

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