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Cantieristica

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Il peso che una realtà produttiva come Fincantieri ha nella nostra regione è indiscutibile, come è indiscutibile il segno lasciato dai morsi della crisi anche su questa azienda. Il mantenimento della produttività legato alle commesse e la salvaguardia dei livelli occupazionali devono essere priorità non solo per impresa e lavoratori, ma anche per le istituzioni e i soggetti politici.
E’ stato per affrontare questi ed altri problemi che venerdì scorso ho partecipato al convegno “Le prospettive della cantieristica in Europa e in Italia”, organizzato dal gruppo dei “Socialisti & Democratici” al Parlamento europeo.
Siamo in una fase di grave stagnazione e fronteggiamo una dura concorrenza asiatica, per cui c’è ancora molto lavoro da fare in Europa per la cantieristica italiana: bisogna muoversi facendo sistema e il Governo deve mettersi alla testa della cordata. Ma dobbiamo ricordarci anche che se non si provvede una solida rete di infrastrutture e trasporti non si può fare una politica industriale degna di questo nome e che non ci sono imprese né porti competitivi se mancano efficienti collegamenti ferroviari. Esemplare in Adriatico il rischio di declino di Monfalcone e Trieste rispetto allo scalo sloveno di Capodistria.
Nell’ambito della Politica marittima integrata (Pmi), la Commissione europea stanzierà 50 milioni di euro una parte dei quali dovrebbe essere indirizzata alla ricerca.
A tal proposito ho indirizzato un’interrogazione alla Commissione per chiedere che questi fondi siano utilizzati per progetti di ricerca ed innovazione su tecnologie navali “verdi” nell’ambito della misura “Blue Growth” della Pmi, al fine di sostenere il settore. Pur accogliendo con favore la notizia che il sostegno finanziario dell’Ue sarà incrementato ulteriormente nel 2011 con un budget di 26 milioni di euro riservati a progetti di ricerca inoltrati entro la fine del 2010, rispetto alle emergenze che abbiamo prospettato quella giunta in questi giorni dalla Commissione è una risposta decisamente troppo burocratica.

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