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Steccati? No, regole certe

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Sul welfare Renzo Tondo è finito nell’angolo per andare dietro alla Lega, che «spacca la coesione sociale della regione». Per venirne fuori e affrancarsi dalle impugnazioni nazionali ed europee occorre «tornare a misure eque come quelle che c’erano prima» e che «riguardavano massimamente cittadini italiani e non extracomunitari». Insomma servono «misure d’inclusione e non d’esclusione sociale». È la visione di Debora Serracchiani, eurodeputata e segretaria regionale del Partito democratico, proprio nei giorni in cui si intrecciano le proposte per scrivere nuove regole sull’accesso a buoni affitti, alloggi Ater e contributi prima casa.
Segretario Serracchiani, la Lega propone un nuovo requisito di residenza di 36 mesi in regione e per soli cittadini Ue, ma il Pdl rilancia e prospetta benefici solo per chi paghi le tasse sul nostro territorio.
«È ancora peggio della residenza, un sacco di gente ha l’Irpef versata fuori regione come gli statali».
Basterebbe precisare che occorre lavorare qui, prescindendo dalle riscossioni effettive.
«E sarebbe facile tutto questo? In ogni caso bisognerebbe ricomprendere tutti coloro che collaborano alla crescita del territorio».
Anche gli stranieri, parificando un friulano a un ghanese?
«Se è per questo, il lavoratore ghanese versa qui già da tempo i contributi Inps e con ciò paga anche le nostre pensioni».
Lei cosa farebbe se fosse alla guida della Regione?
«Serve una premessa: andando dietro alla Lega il Centrodestra ha realizzato una serie di sciocchezze anziché valorizzare lo straordinario valore aggiunto del Friuli venezia Giulia: la diversità di culture e lingue, la vocazione internazionale. Così si minaccia direttamente la coesione sociale».
Perché mai?
«Perché si fanno prevalere i campanilismi, le lotte fra aree diverse del territorio e fra diverse fasce sociali. Si arriva alla rissa interna».
Non è un quadro un po’ troppo cupo?
«Anzi. Venendo meno il valore autentico della nostra eterogenea comunità, si favorisce lo scontro fra pezzi del territorio, fra residenti e no, fra ricchi e poveri, fra Comuni che hanno i soldi e quelli che sono al verde».
Lei dice che Tondo è nell’angolo. Le ripetiamo: come ne uscirebbe lei?
«Non legiferare più in modo illegittimo per lo Stato e l’Europa, fare piazza pulita di ogni discriminazione, come era prima. Non solo per merito dell’Amministrazione Illy, ma per decenni di cultura politica».
Insomma: diamo tutto a tutti fin che ce n’è? Così si rischia di lasciar fuori proprio i residenti.
«Intanto rispettiamo i diritti umani. E cerchiamo di scrivere norme eque come il reddito di cittadinanza cancellato in favore di un umiliante fondo di povertà».
Quali norme giuste per i cittadini friulani?
«Quelle simili al welfare di Toscana, Emilia Romagna, Europa del Nord. Penso a crediti d’imposta per le imprenditrici e incentivi per l’occupazione femminile. Spesso sono operazioni a costo zero, ma serve un cambio di mentalità. E poi lo sapete che l’80% delle donne beneficiarie del reddito di cittadinanza erano friulane e giuliane? ma dove sono tutti questi stranieri che portano via i benefici ai nostri concittadini?».
Un momento. Sul fronte Ater le cose sono cambiate ponendo i requisiti di residenza.
«Il problema non è includere o escludere lo straniero. Occorre fare più case e più asili nido. A Reggio Emilia i bambini sono tutti serviti, italiani e non italiani. Sempre se vogliamo l’integrazione vera e non la rissa sociale».
Ma qualcosa in più ai nostri, bisognerà pur darla.
«Chiaro che in nostri vanno difesi. Ma il modo migliore per aiutarli è attuare una vera protezione sociale. E approvare regole giuste».
In quattro parole, sull’emergenza nordafricana lei cosa farebbe che non è stato fatto?
«Un sacco di cose. Ma se non si stanno identificando i tunisini, come faremo a restituirglieli? E poi vedrete che fra poco la Corte di giustizia europea boccerà il reato italiano di clandestinità, che confligge con la direttiva rimpatri voluta proprio da Frattini…».
E in Friuli?
«Ospitare gli stranieri a piccoli gruppi, anche per la sicurezza. I campi con migliaia di persone sono quanto di più incontrollabile».

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