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Manduria

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Di Manduria si parla da giorni e giorni, ma se ci vuoi andare di persona non è un posto facile da trovare. Intanto, la tendopoli non è a Manduria, ma a metà  strada tra Manduria e Oria, e ci pensano i cartelli a renderti la vita difficile. Dopo cave, campi e discariche, ti accorgi che la meta è vicina quando vedi venirti incontro i primi tunisini, poi ne sei sicuro perché ci sono le macchine della polizia, e la conferma arriva quando appare la distesa delle tende blu. Maroni ha deciso che i parlamentari possono tornare a godere delle loro prerogative di ispezione, e così siamo qui: io, Alberto Losacco e Pina Picerno.
La situazione è apparentemente tranquilla, tra gli ospiti c’è chi entra e c’è chi esce dal campo, qualcuno fa anche autostop, perché dopo l’assimilazione del campo alla tipologia del CARA, un regime di fatto è diventato di diritto, e così la regolamentazione permette di uscire. D’altra parte, ci dicono che dopo che si è saputo della concessione del permesso temporaneo, un certo numero di tunisini che erano scappati sta addirittura tornando al campo, dove possono ottenere il loro documento. Oggi sono in 1307, in questa tendopoli allestita in furia dal lavoro dei Vigili del Fuoco, suddivisa in nuclei disposti a gruppi di 32 tende, ognuna con 8 letti, al centro un generatore elettrico. Il tutto viene fatto andare avanti da un centinaio di operatori civili che lavorano su 4 turni; per i numeri delle forze dell’ordine, le informazioni non sono altrettanto precise.
Mentre ci guardiamo intorno, accompagnati da un dirigente della prefettura, si avvicina un tunisino e in francese avvisa che più in là  manca la corrente. Da un responsabile della gestione del campo veniamo a sapere che anche l’uso del francese distingue gli ospiti: lo parlano soprattutto i tunisini provenienti dalla costa, a più alta scolarizzazione o che lavoravano a contatto con gli stranieri; gli altri lo conoscono poco o niente, e sono il 70%, provenienti dal sud della Tunisia. Sono pressoché tutti maschi tra i 20 e i 40 anni, ma ci sono anche dei minori, chiaramente tali, che non si dichiarano. Guardo un ragazzo, e mi dico che probabilmente quello dei minori è ancora un problema non del tutto risolto. Per fortuna, non sono stati riscontrati gravi problemi di natura sanitaria, a parte quello che ci si aspetta in chi ha fatto una traversata in barcone.
Tra i tunisini dovevano esserci evasi dalle carceri, eppure non sono stati registrati casi di allarme sociale tra la popolazione, ed anzi è stata subito straordinaria la solidarietà  scattata nei confronti di questi stranieri, dei privati come delle associazioni. E’ l’Italia che ci sorprende senza far rumore. Mi fermo a salutare un gruppo di poliziotti, veterani di anni di sbarchi, e anche loro confermano: “questi sono disgraziati che non hanno nulla da perdere, disperati pronti a tutto pur di lasciarsi alle spalle la loro vita”. Ora per loro si apre una parentesi di speranza.
Forse lo scandalo di Manduria si sta risolvendo, ma perché abbiamo dovuto arrivare a tanto? Perché questo Governo deve sempre trovarsi davanti a emergenze ingovernabili e rincorrerle mettendoci una pezza in ritardo? Temiamo di sapere la risposta. Ora la questione si sposta di nuovo in Europa: vedremo se almeno stavolta, saremo capaci di essere non dico autorevoli, ma almeno credibili. Perché intanto, nonostante la firma dell’accordo italo-tunisino, a Lampedusa continuano ad arrivare.

(tratto da l’Unità del 10 aprile 2011)

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