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Boomerang

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L’Europa sta mutando volto. Eravamo convinti di costruire una terra di libertà, tolleranza, accoglienza, ma anche di maggiori opportunità di lavoro per tutti. Invece, gli steccati che credevamo già abbattuti sembrano ricrescere sulle frontiere, quasi animati da una forza propria, incontenibile. Lasciamo per un secondo la notizia del momento, la follia del Governo italiano nella gestione dell’emergenza immigrati, e allunghiamo lo sguardo.
C’è un germe che sta lavorando più in profondità, e che intacca le nostre certezze sull’identità dell’Europa, instillando la tentazione della via autoritaria alla soluzione dei problemi più urgenti. E’ possibile che la comparsa di un paesaggio antropologico e culturale sempre meno omogeneo e rassicurante, combinato con gli effetti insidiosi della crisi economica, sia un fenomeno che non ha ancora ricevuto risposte adeguate dall’elaborazione teorica e politica del riformismo europeo. Ne sta ricevendo invece, grossolane e pericolose fin che si vuole ma chiare e comprensibili, dai partiti della destra estrema, che non a caso sono in crescita in tutta Europa, in particolare in quel nord Europa che eravamo abituati a considerare la culla del welfare universale.
In Italia l’esperienza della Lega nord dura da vent’anni, e non sembra affatto esaurita. Anzi, ha fatto scuola al di là della frontiera con la Svizzera. Sembra una beffa, ma sono proprio gli svizzeri italiani del Canton Ticino ad aver premiato un partito che si chiama “Lega dei Ticinesi”, che con la Lega nostrana non condivide solo il nome ma anche l’inclinazione xenofoba. La maggiore, non irrilevante, differenza è data dal fatto che gli invasori stavolta non sono marocchini, tunisini o meridionali, ma gente come il “piastrellista di Verbania” o “l’avvocato lombardo” portatore di uno scudo con disegnati “Tre monti”. Ovviamente, tanto dovrebbe bastare a far capire a chiunque che le posizioni della Lega, se solo raccolte oltre la Padania, rappresenterebbero un clamoroso boomerang.
Ma forse vale la pena andare oltre. E riflettere invece sull’iconografia della campagna Bala i ratt(i topi ballano, come nel proverbio) lanciata da un altro partito svizzero, l’Udc Ticino. Perché sono proprio le immagini a dirci che gli spettri del passato più buio stanno resuscitando. Gli invasori italici, infatti, sono rappresentati come tre topi, due con la bandiera italiana e uno con quella europea e mascherina sugli occhi, che ballano mangiando il formaggio svizzero. Se è dai simboli scelti che emerge l’intenzione più profonda, c’è da preoccuparsi molto quando un partito, per individuare e attaccare il “nemico”, comincia a utilizzare le metafore con cui il regime hitleriano definiva gli ebrei.

(tratto da “Il Fatto Quotidiano” dell’ 11 aprile 2011)

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