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Cambio di rotta

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La legge 6 del 2006 è stata una delle leggi di maggior rilievo dei cinque anni del centrosinistra al governo del Friuli Venezia Giulia. Con l’avvento del centrodestra, e con la prevalenza del verbo leghista, nel 2009 il Consiglio regionale ha approvato una serie di modifiche, riscrivendo le regole d’accesso e ammettendo all’accesso ai servizi socio-assistenziali solo i cittadini comunitari residenti da 36 mesi. Contro questa legge è ricorso il Governo e si pronunciata la Consulta, giungendo ai limiti dell’infrazione da parte dell’Unione europea, in quanto discriminatoria.
Ieri in Giunta da parte del presidente della Regione Renzo Tondo è giunto l’annuncio che le norme regionali, che regolano l’accesso a benefici in materia di casa, famiglia e diritto allo studio, saranno adeguate alle vigenti normative comunitarie.
Il tempo impiegato per giungere a questa che in una regione normale non dovrebbe essere una notizia è stato anche troppo ma alla fine la Giunta ha dovuto capire e cambiare rotta: era ora.
Oltre al secco danno d’immagine che abbiamo subito oltre ad aver fatto una norma che ha messo in difficoltà i nostri amministratori locali, ciò che lascia l’amaro in bocca è il tempo gettato in un iter che ha afflitto e umiliato non solo il Consiglio ma anche gli uffici tecnici, costretti a confrontarsi con una materia palesemente assurda.
Non è poi affatto consolante sapere che da adesso confronteremo le nostre nuove norme con quelle venete e lombarde, quasi a statuire il fatto che da soli non ce la sappiamo cavare. A quanto pare, ce la mettiamo invece tutta per svuotare la nostra autonomia.

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