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Ungheria

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Dopo i preoccupanti risultati delle elezioni in Finlandia, ora il vento della chiusura e dell’intolleranza soffia dall’Ungheria.
In Finlandia, l’esplosione elettorale degli euroscettici e xenofobi “Veri Finlandesi”, terzo partito col 19% e 39 deputati, si arricchisce il panorama europeo delle formazioni di estrema destra. La performance è stata già salutata, fra gli altri, dall’eurodeputato leghista Mario Borghezio e dal Fronte Nazionale (Fn) francese di Marine Le Pen.
In Ungheria, lo scorso 19 aprile il Parlamento ha approvato la nuova Costituzione, subito criticata come autoritaria e nazionalistica, fortemente limitativa in tema di diritti fondamentali.
Mentre nella precedente Costituzione il lavoro era un diritto dei cittadini, nella nuova diventa un obbligo; i diritti sociali sono svuotati; viene sancito il diritto di possesso di armi in casa, anche senza licenza, contro potenziali ladri. Inoltre, viene ridotta la possibilità di intervento degli organi di controllo come la Corte costituzionale e sono aumentati i poteri dell’esecutivo, mettendo così in discussione il normale bilanciamento tra poteri. Si vieta il diritto all’aborto e si accentua la discriminazione sui gay.
Sono palesi i rischi di stretta autoritaria sottesi a questa Costituzione, che contiene molte parti contrarie alla direttiva 2000/78/CE, che stabilisce un quadro generale per la lotta alla discriminazione.
Ho chiesto, con un’interrogazione parlamentare, quali siano le intenzioni della Commissione europea di fronte a all’evidenza che i diritti fondamentali della nuova Costituzione ungherese sono scarsamente compatibili con quelli dell’UE e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

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