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Poi si lamentano…

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“Il Ministro per le Politiche Europee è delegato ad esercitare le funzioni e le attribuzioni di competenza del Presidente del Consiglio dei Ministri dirette ad assicurare la partecipazione dell’Italia all’Unione Europea. Partecipa alle riunioni del Consiglio competitività dell’Unione Europea, rappresentando l’Italia negli argomenti posti relativi al mercato interno”. Si leggono queste parole, chiare e semplici, nel sito del Dipartimento per le Politiche comunitarie. Che è ricco di spiegazioni su tutto quello che fanno, o dovrebbero fare, Ministro e Dipartimento assieme. Ci dicono, ad esempio, che tocca a loro seguire la predisposizione della normativa comunitaria e l’attuazione degli impegni dall’Italia nella Ue, e concorrere a definire la posizione italiana, d’intesa con il ministero degli Affari esteri, in sede Ue. Sembra poco? Significa, assai banalmente, che all’Italia non solo tocca chinare il capo e “recepire” passivamente quello che decidono i cattivi burocrati di Bruxelles, ma che il Governo italiano può essere parte attiva nella costruzione della politica europea. Ovvio, dirà qualcuno, siamo membri, avremo qualche diritto. In effetti ne abbiamo molti di diritti, ma a quanto pare poco ci importa di esercitarli, salvo poi arrivare tardi, ritrovarci a piedi ed esibirci nella tradizionale lamentela italica.

Un esempio su come si arriva tardi: la relazione annuale, preparata dal Dipartimento Politiche Comunitarie e presentata dal Governo al Parlamento entro il 31 gennaio di ogni anno, serve a fornire un “quadro sintetico ma esauriente della partecipazione del nostro Paese alle principali politiche dell’Unione Europea”. Visto che sul sito governativo ci si ferma al 2009, qualcuno ha notizia della relazione del 2010?

Tanto poco alla politica italiana importa dell’Europa, che nemmeno nel momento più teso dell’emergenza immigrazione si è sentita trapelare dalle parti di palazzo Chigi l’ipotesi di nominare un ministro per le Politiche comunitarie. Tutti si riempiono la bocca di questa Europa che ci ha abbandonato, che ci vuole invasi da libici e tunisini e che (amano ripetere i leghisti) si interessa solo della lunghezza dei cetrioli o del diametro delle uova. Resta da chiedersi, allora, come mai non susciti il minimo scandalo il fatto che quel ruolo continui a essere scoperto dal 15 novembre 2010, da quando cioè Andrea Ronchi si è dimesso per andare con Fini. Abbiamo fatto giustamente rumore per pretendere che, in piena crisi economica globale, non fosse lasciato vacante il ministero della Sviluppo economico. Non pensiamo sia arrivato il momento di alzare il volume e di farci sentire e richiamare il Governo alle sue responsabilità? Non so se Berlusconi tenga particolarmente a conservarsi un interim delle Politiche comunitarie di cui non sa che farsi, ma forse gli diamo un’idea per il prossimo rimpasto.

tratto da “IlPost” – 21 aprile 2011

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