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L’europarlamentare del Pd spara sulla giunta: litigiosa e incapace di fare leggi. Sul voto è fiduciosa: vinceremo noi
Ha fiducia e crede nel pokerissimo: Trieste, Gorizia, Pordenone, con Monfalcone e Muggia a rinforzo. Debora Serracchiani, europarlamentare e segretario regionale del Pd, lancia il centrosinistra alle amministrative del 15 maggio. Sottolineando la ritrovata stabilità interna, pure con Gianfranco Moretton, e dicendosi convinta di poter recuperare i voti degli elettori di centrodestestra «delusi dall’immobilismo di Trieste e della giunta Tondo».

Come si sta in Europa e quanto si riesce a incidere?
Molto bene. Il Parlamento europeo è ben organizzato, non si spreca tempo. Sarebbe bene si capisse, al governo e in giunta regionale, che l’Europarlamento conta molto. L’abbiamo visto un anno fa, quando un’europarlamentare si è accorta che il Corridoio Adriatico-Baltico era scomparso dalle mappe italiane.

Riesce a gestire il doppio ruolo come sperato?
Credo di assolvere con scrupolo al ruolo di europarlamentare e di assicurare una presenza capillare sul territorio. Ho pubblicato un “bilancio sociale 2010″ sul mio blog e sul sito del Pd Fvg proprio per permettere a tutti di giudicare il mio operato nei due ruoli.

Tra tre settimane si votano amministrative importanti in Friuli Venezia Giulia. Sarà un referendum su Tondo o su Berlusconi?
Il 15 maggio si vota per la buona amministrazione di Comuni e Province, anche se su un buon risultato del centrosinistra potremo cominciare a costruire la rivincita in Regione e nel Paese. Berlusconi prova sempre a trasformare ogni elezione in un referendum tra lui e tutti gli altri, ma ha stufato. Il muro di Berlino è caduto nell’89 e il premier ancora ce l’ha con i comunisti. Pensi a governare invece di raccontare barzellette.

Sente aria nuova per il centrosinistra dopo tante sconfitte in fila?
Sento una determinazione e una fiducia nuova nel centrosinistra, e sento soprattutto tanti cittadini che avevano votato centrodestra delusi dal governo e dalla giunta regionale e, a Trieste, dalle lotte intestine che si consumano senza pensare alla città.

Quale vittoria sarebbe più significativa: Trieste, Gorizia o Pordenone?
Miriamo al terno secco, con Monfalcone e Muggia a rinforzo. Sarebbe una soddisfazione speciale vedere Trieste, il nostro capoluogo regionale, strappato a dieci anni di immobilismo e spartizione marca Pdl. Il tandem Bassa Poropat-Cosolini ha le carte in regola per far ripartire quel territorio.

Come sta il Pd?
È una barca che regge bene anche il mare grosso. Ogni tanto qualcuno ha il mal di pancia, ma quando si è messi davanti a prove importanti, come queste elezioni, si mettono da parte i malumori e si rema assieme. Malgrado gufi e avvoltoi, il Pd si rinforza ed è sempre più il centro di ogni alternativa. I problemi veri sono a centrodestra, l’ultima è Galan contro Tremonti.

Il suo rapporto con Moretton?
Mi sembra che nei nostri rispettivi ruoli abbiano trovato un assetto decisamente più stabile, e questo è un bene per il Pd regionale e per tutta l’opposizione.

Ci fosse una sconfitta pesante alle amministrative nazionali, il Pd correrebbe il rischio di spaccarsi?
Non vedo questo rischio. Ci sono grandi città largamente contendibili dove il Pd ha schierato candidati credibili. E ci sono realtà, come Milano, dove il sistema di potere del centrodestra è entrato in gravissima crisi. Il 2 maggio sarò a Torino a sostenere la candidatura di Piero Fassino, che spero di vedere presto “collega” di Cosolini.

La giunta Tondo a due anni dal voto in Regione: critiche e apprezzamenti?
Litigiosità interna e rimpasti semestrali che bloccano l’esecutivo, categorie produttive abbandonate, provata incapacità di fare leggi. Sulle infrastrutture, si usa un’enfasi mal riposta sui tempi della terza corsia e si continua a minimizzare il rischio di fuga di Unicredit: sono assai preoccupata per i porti di Trieste e Monfalcone. Dal punto di vista personale, il presidente Tondo resta un uomo cordiale.

Quando dovrà essere scelto il candidato alle regionali? Con le primarie di coalizione?
L’esperienza ci dice che un candidato ha bisogno almeno di un anno per impostare e condurre a termine una campagna elettorale vincente. Quindi per il candidato abbiamo tempo, non moltissimo, ma tutto quello che ci serve. Anche per decidere la modalità migliore di selezione.

A chi guarda il Pd sul fronte dell’alleanza?
Da qui al 2013 mi aspetto di vedere notevoli cambiamenti nel campo dell’attuale centrodestra regionale, perché è difficile che possano reggere gli equilibri attuali. Quanto alle alleanze, non proponiamo matrimoni a chi ora non si vuole sposare. Lavoriamo invece a creare solidi presupposti programmatici su cui possano convergere partiti, movimenti e cittadini. E poi, chissà, da lì possono scaturire nozze inattese.

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