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Croazia

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Il no del Governo alla ratifica dell’Accordo culturale con la Croazia è un errore della nostra politica estera. Ciò risulta chiaramente dalla risposta del ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, a una mia lettera nella quale chiedevo un impegno del Governo per la ratifica dell’Accordo tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Croazia in materia di cooperazione culturale e d’istruzione, sottoscritto il 16 dicembre 2008.
La risposta di Frattini è sconfortante, anche perchè le ragioni addotte sono meramente di cassa, e di una cassa assai meschina dato che lo stesso ministro dice che l’onere finanziario è stimato intorno ai 350mila euro.
Nella lettera rimarcavo l’importanza politica e strategica che hanno, per il nostro Paese, le relazioni con la Croazia, Paese col quale condividiamo centinaia di chilometri di confine marittimo e con la cultura del quale siamo da sempre in contatto. L’Italia ha un “ruolo speciale” per l’adesione della Croazia alla Ue, e mi è sembrato quindi doveroso chiedere che il Governo facesse proprio un atto che viene caldamente auspicato non solo dai croati ma anche da molte realtà culturali in Italia. Ho inviato analoga lettera anche ai ministri del Tesoro e dei Beni culturali dai quali non è ancora arrivata risposta, e vi segnalo inoltre che nell’ottobre del 2010 è stata depositata alla Camera, dal deputato del Pd Ettore Rosato, una proposta di legge poi sottoscritta da altri parlamentari in forma bipartisan intesa a sollecitare la ratifica.
C’è poca coerenza a proclamare di continuo che la Farnesina è impegnata a favorire l’ingresso della Croazia in Europa e poi bloccare un accordo bilaterale che, oltre a essere positivo in sè, sarebbe anche di aiuto in vista del prossimo referendum croato sull’adesione alla Ue. Ci chiediamo se Tremonti detta la linea anche su questo.

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