abbonati: Post | Commenti | Email

Infrastrutture

0 comments

Debora Serracchiani, europarlamentare componente della commissione Trasporti e turismo è “preoccupata” per “l’indecisione” e il ritardo che il Veneto sta accumulando sull’Alta Velocità, diviso tra il tracciato “litoraneo” e quello originario che corre in parallelo con l’autostrada A4. Non c’è più tempo. Il Veneto di Zaia deve decidere. A rischio non c’è solo la Tav ma anche la perdita del Corridoio Adriatico-Baltico. Sullo sfondo, Serracchiani intravvede “lo scontro politico” interno alla maggioranza di Palazzo Balbi.
Il Veneto vedrà correre sui suoi binari l’Alta Velocità?
Il Veneto è in estremo ritardo sulla Tav, nonostante gli innumerevoli e tempestivi richiami delle categorie produttive. Il tracciato è stato individuato da tempo: quello più sensato doveva correre accanto all’autostrada, ma ancora la Giunta Galan aveva chiesto che fosse parallelo alla litoranea. Ciò ha avuto come conseguenza il rallentamento del progetto, creando problemi non indifferenti.
Su scala locale cosa si può fare?
Prendere una posizione giusta. Mi preoccupano molto le incertezze della Giunta regionale sul tracciato,
che possono mettere a rischio tutto il progetto. Vedremo quanto inciderà l’ultima piroetta di Zaia, che da qualche giorno ha ripudiato la Litoranea per cui faceva il tifo in inverno. Non c’è capacità di fare sintesi, ed è chiaro lo scontro interno tra Lega e Pdl.
Intende divisioni sull’Alta capacità a Palazzo Balbi?
Non c’è dubbio che nella maggioranza si stanno misurando due visioni contrastanti. L’assessore alla mobilità, Renato Chisso da sempre vuole la Litoranea, il presidente Zaia ha cambiato idea e la presidente della Provincia di Venezia, Francesca Zaccariotto, sta con lui. Non sappiamo se anche Castelli ha cambiato idea. Sappiamo però che a Bruxelles le divisioni non pagano affatto.
Qual è la situazione?
Il coordinatore europeo del Corridoio V, Jan Brinkhorst, ha detto che non ha intenzione di portare avanti il progetto alle condizioni indicate dal Veneto col “tracciato basso”, soprattutto se non vengono rispettate le prossime scadenze. Il vero problema è che si mette a rischio il completamento del Corridoio V.
D’accordo, c’è chi spinge per il tracciato basso e chi per quello alto, resta il fatto che recentemente l’ad di Ferrovie,Moretti, ha escluso alcune fermate in Veneto, tra cui Vicenza.
Moretti ha parlato chiaro in occasione di un convegno a Venezia: ha detto che, per la Tav, il quadrilatero
tra Treviso-Vicenza-Padova e Venezia è il terzo polo italiano dopo Roma e Milano. E ha anche detto che le sue priorità non vedono al primo posto la tratta Venezia-Trieste, né la fermata a Vicenza. Il sindaco Variati ha risposto coi numeri, e quello è un linguaggio che gli amministratori delegati capiscono bene.
Sulla partita Tav ci si interroga sui finanziamenti europei per la Venezia-Trieste? Sono a rischio?
Sarebbe una perdita gravissima. Il ritardo nei lavori e le difficoltà da parte delle autorità sul territorio mettono in dubbio i finanziamenti europei. L’Unione europea ha delle scadenze che devono essere rispettate. Obiettivi temporali molto vicini, parliamo del 2013. Certo, ritardi e crisi hanno fatto sì che la Commissione europea prorogasse i finanziamenti fino al 2015 per l’alta velocità. L’Italia ha accumulato un ritardo di sette anni e l’Europa ha dato una dead-line all’Italia e alle Regioni per completare le opere a pezzi. Speriamo di farcela.
Altrimenti?
È presto detto: il coordinatore Brinkhorst prenderà la decisione di non portare avanti il progetto Alta velocità per l’Italia. Dopo avere sollecitato una seria presa di coscienza, adesso vuole vedere i fatti. Non è più solo una
questione di ritardi superabili e problemi organizzativi, l’Italia se non si mette in riga, corre un pericolo ben più importante.
Quale?
Potrebbe perdere il Corridoio Adriatico-Baltico, quello che collega Bologna-Ravenna-Venezia-Trieste fino a Danzica, incrociando il Corridoio V, fondamentale per l’economia del Nordest. L’Europa ha comunicato che non c’è più interesse a realizzare la parte italiana. Che tradotto, significa che il Corridoio Adriatico-Baltico potrebbe andare in Slovenia, tagliando fuori il nostro Paese.
Anche per i porti di Venezia e Trieste non si vede chiaro.
Senza collegamenti ferroviari anche il sistema portuale dell’Alto Adriatico ne risentirebbe moltissimo. Un
assaggio è il reale pericolo dello spostamento dell’investimento di Unicredit dall’iniziale Trieste-Monfalcone a Capodistria in Slovenia. Lì sta dando una mano la politica ondivaga del Governo, che ormai da più un anno non sa darsi una strategia a lungo termine per la logistica e le infrastrutture del nordest.

(tratto dall’intervista di Antonella Benanzato su “Il giornale di Vicenza” del 24 maggio 2011)

Segnala questo post anche su:

Leave a Reply

Prossimi appuntamenti

Clicca su Agenda per visualizzare il calendario completo