abbonati: Post | Commenti | Email

2013

0 comments

Non solo un’ipoteca. Debora Serracchiani, segretaria regionale del Pd, vuole che la vittoria appena incassata alle amministrative sia la prima di una lunga serie. L’obiettivo è la Regione nel 2013. Il candidato sarà lei? O forse l’ex sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello? Sul nome Serracchiani non accelera, certa che il Pd abbia una rosa di nomi disponibili. Lei ora ha in mente il metodo, che parte dalla coalizione, passa dal programma e infine approda, se non c’è accordo, alle primarie. E’ certa invece dei tempi della scelta: rapidi.
Il centro-sinistra ha vinto per meriti? Ha scelto bene i propri candidati? O sono state anche le divisioni del centro-destra a darvi una mano?
«Il centro-sinistra ha inaugurato un modo nuovo per individuare i propri candidati a incarichi monocratici, che passa attraverso la presentazione dei punti essenziali del programma alla coalizione politica e, qualora non ci sia accordo, attraverso il ricorso alle primarie. E’ significativo che ora si parli di primarie anche nel Pdl. In ogni caso il candidato non è calato dall’alto, ma si forma da un’ampia base unitaria che lo sostiene e lo rafforza».
Ma le divisioni degli altri quanto hanno contato?
«Indubbiamente le divisioni del campo avverso hanno avuto come primo effetto l’indebolimento del loro candidato, anche perché si tratta di fratture che non riguardano le soluzioni da dare ai problemi dei cittadini, ma sono originate solo da ragioni di potere, e i cittadini l’hanno capito. In più, in questa occasione c’è stato anche un rifiuto dei metodi e della politica di Berlusconi».
Lei ha detto che la vittoria ha messo un’ipoteca sul 2013. Per la candidatura a presidente circolano già alcuni nomi: sarà Sergio Bolzonello o sarà lei la candidata?
«Se pensiamo di essere stati bravi a trovare e collaudare un buon metodo per selezionare dirigenti e candidati apicali sarebbe sciocco smettere di seguirlo proprio ora. Dove abbiamo derogato da questa procedura abbiamo visto che non sempre le cose sono andate bene. In questa fase sono plausibili sia i nomi circolanti sia altri, quello che è certo è che non aspetteremo l’ultimo mese per scegliere. Voglio anche sottolineare come queste elezioni ridiano autorevolezza alle forze di centro-sinistra che possono scegliere i loro candidati vincenti all’interno o all’esterno dei partiti, senza alcun complesso di inferiorità».
In Fvg i cittadini con il voto hanno punito la giunta regionale o sull’esito ha influito l’andamento della politica nazionale?
«Credo che nella cabina elettorale l’elettore ha scelto prima il sindaco che gli pareva più adeguato, poi ha dato un giudizio su Berlusconi e infine anche una valutazione di insufficienza alla giunta Tondo».
La linea della segreteria del Pd ha vinto, resta il nodo dei consiglieri regionali che fanno opposizione interna. La vittoria annullerà tutto facendo spazio sul carro dei vincitori?
«Ho sempre evitato generalizzazioni sui consiglieri regionali. Alcuni fanno un lavoro eccellente nei settori di loro competenza, si dedicano al partito con spirito unitario e si sono impegnati in questa campagna elettorale. Il punto su cui riflettere è piuttosto il tono dell’opposizione istituzionale in Consiglio e della sua battaglia politica, anche sul piano propositivo. Per esprimermi con un esempio, tutti percepiscono che il Pd al Parlamento fa le sue battaglie pur essendo minoranza. E’ possibile poi che la direzione del gruppo non abbia ancora fatto lo strappo dall’esperienza della giunta Illy, anche se da allora il mondo è cambiato. Moltissime sono le contraddizioni della maggioranza che devono essere fatte deflagrare anche in Consiglio, contrapponendo la qualità delle nostre proposte legislative alternative, la trasparenza e la sobrietà. In sostanza gli elettori devono percepire che siamo una forza di governo nuova e credibile».
Nei due anni che vi separano dalle regionali quale sarà la strategia del Pd? Su cosa punterete?
«Per il 2013 la strada giusta è quella che ci ha portati alle vittorie di oggi: lavorare per far percepire agli strati più ampi della comunità regionale che esiste un’alternativa reale, concreta e affidabile. Sicuramente dovremo recuperare anche una fetta di chi oggi ha preferito stare a casa e non scegliere. Ma prima dobbiamo sgombrare il campo da quella nefasta idea che molti cittadini hanno della politica, e che si riassume nell’accusa “siete tutti uguali”. Quando si sa dove si vuole arrivare, ci si aggiusta gli strumenti che servono e si parte. Mi pare che noi lo stiamo facendo».

(Messaggero Veneto, 1 giugno 2011, intervista rilasciata a Paolo Mosanghini)

Segnala questo post anche su:

Leave a Reply

Prossimi appuntamenti

Clicca su Agenda per visualizzare il calendario completo