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Nucleare/9

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Sembra che il clima referendario stia provocando effetti collaterali imprevedibili che vanno dalla (localizzata) perdita della memoria alla (speriamo temporanea) impossibilità a consultare gli archivi. Dev’essere accaduto qualcosa del genere anche a Stefano Zurlo, giornalista del pacchetto di mischia del Giornale, che il 7 giugno scorso si è cimentato nella ricostruzione di quanto avvenne nel lontano 25 novembre 2009 al Parlamento europeo. Io lo ricordo bene, perché c’ero: quel giorno abbiamo votato la risoluzione sulla strategia dell’Unione europea per la conferenza di Copenaghen sui cambiamenti climatici. Si tratta di una risoluzione attraverso la quale il Parlamento europeo ha auspicato un accordo ambizioso e giuridicamente vincolante sulla riduzione delle emissioni per i paesi sviluppati e per quelli in via di sviluppo, cosi come il finanziamento degli impegni e delle sanzioni per la non osservanza. Quella è una risoluzione alla quale ho votato in modo positivo.
Peccato però che l’agguerrito Stefano Zurlo non abbia ritenuto utile dare questa informazione, cioè su che cosa si votava in quella articolata risoluzione.
Ha invece applicato la sua sagacia esclusivamente nei confronti di due righe del paragrafo 36 di quel testo, dove si legge: “una transizione internazionale verso un’economia a basse emissioni di carbonio porterà a considerare l’energia nucleare come un elemento importante del mix energetico nel medio termine”.
Lo scopo è dimostrare acrobaticamente che a novembre del 2009 io, assieme a un gruppo in cui c’è Luigi De Magistris, Patrizia Toia e altri – ero favorevole all’energia nucleare mentre ora ne sarei divenuta strumentalmente contraria in occasione dei referendum. Almeno per me, le cose non stanno così. Anche questo lo so bene, perché già nel 2009 ho spiegato quel voto. Lo spiego nuovamente, a beneficio della memoria di Stefano Zurlo e di quei lettori del Giornale che avranno la ventura di leggere queste righe, e di sentire così un’altra campana. Molto semplicemente, ho deciso di ingoiare quel paragrafo per non buttare via tutta la risoluzione, che, nel suo insieme, rappresentava un passo avanti.
E siccome sono certa che questa spiegazione, a qualcuno, potrebbe sembrare tirata per i capelli, aggiungo un elemento che dovrebbe sgombrare il campo da ogni dubbio e pero spuntare anche le più acuminate deduzioni di Zurlo. Il 10 febbraio del 2010 si è infatti votata un’altra risoluzione sui risultati del summit di Copenaghen, e anche qui ho votato a favore dell’intera risoluzione perché si sottolineava la necessità di creare una nuova “diplomazia del clima” e di applicare il principio della “giustizia climatica” nella prospettiva a lungo termine. In quella circostanza, fu presentato l’emendamento 44 al paragrafo 17, con cui si proponeva di rimuovere il nucleare dal futuro “mix energetico”: ho votato a favore.
L’informazione potrebbe risultare utile anche ad Antonio Rapisarda, che sull’ormai ‘normalizzato’ Secolo d’Italia dell’8 giugno si ispira alle stesse fonti per sostenere la stessa teoria dei cambi di opinione.
Tutto questo non solo per doverosamente ristabilire la verità storica, ma soprattutto per evidenziare alcuni sintomi da cui dedurre che questi referendum sono davvero temuti dal centrodestra. O meglio, da quel che ne rimane. A noi infatti non spaventa il dissenso interno, ma penso che in un partito carismatico e leaderistico come il Pdl faccia effetto vedere la vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli, e tanti altri, che si mobilitano a favore dei referendum.

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