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TAV a rischio

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A Casale sul Sile, in provincia di Treviso, si è tenuto il convegno “Obiettivo Alta velocità, la Tav ce la facciamo da soli” promosso da Confindustria e Ance Veneto, al quale sono intervenuta. E’ stata un’altra occasione per dire con chiarezza che bisogna modificare al più presto il tracciato litoraneo della Tav in Veneto, perché c’è il rischio concreto che venga bocciato e che si sprechino i finanziamenti europei per la progettazione.
La linea ferroviaria veloce è una risposta imprescindibile alle necessità di collegamenti interni e internazionali efficaci che ha il nordest, integrato sotto il profilo economico e proteso verso i mercati europei. Per questo motivo assieme al Governo e al Friuli Venezia Giulia, in primo luogo il Veneto deve chiedere subito che la sezione Venezia-Trieste venga iscritta ai benefici comunitari pluriannuali per garantire la copertura finanziaria per tutte le fasi progettuali fino all’esecuzione dei lavori, come è stato fatto sulla Torino-Milano o sulla Roma-Napoli.
Rispetto alle soluzioni progettuali del tracciato esiste un’opzione alternativa alla litoranea immediatamente praticabile, e cioè la quadruplicazione della linea esistente, fatta in modo da tener conto delle opportune varianti per bypassare i nodi sensibili quali ad esempio l’ansa di Latisana.
Il nordest ha tutte le caratteristiche per essere un’area decisiva per il Paese in cui il Corridoio V (PP6) e l’Adriatico-Baltico (PP23) si possono incrociare in sinergia con un sistema portuale integrato dell’Alto Adriatico, innervato da un efficiente sistema retro portuale. Ma per trasformare questo disegno in realtà occorre una forte e ampia sinergia tra pubblico e privato a tutti i livelli.

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