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Il porto affonda

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Un’Autorità portuale regionale unica? «A livello teorico potrebbe essere utile, ma dato che in questo modo anche Monfalcone finirebbe sotto Marina Monassi, è molto meglio che ciò non avvenga». Anche in questo caso è duro il giudizio di Debora Serracchiani che si dice preoccupata anche della sorte delle società create dall’Authority: Porto di Tieste servizi e Ttp («perché non è ancora avvenuta la privatizzazione?»). Sferzante l’ultimo pensiero: «Visto che delle amministrazioni che esprimono il presidente, una e cioé il Comune di Trieste è passata al centrosinistra e due (Provincia e Comune di Muggia sono rimaste al centrosinistra), Monassi è ancora espressione del territorio?»
TRIESTE «Il porto di Trieste è immobile, quella di Marina Monassi è una gestione invisibile. E dato che le scelte strategiche del governo penalizzano il Nordest e la nostra amministrazione regionale non ha forza contrattuale, la conseguenza è che attorno al Friuli Venezia Giulia logisticamente c’è il deserto». Spara a zero Debora Serracchiani, parlamentare europeo e segretario regionale del Pd. Sostiene che per quanto riguarda Corridoio Adriatico-Baltico e Piattaforma logistica non è affatto tutto oro quel che luccica e che dietro, praticamente, c’è il vuoto.

Onorevole Serracchiani, ma secondo lei che fine ha fatto il Superporto Monfalcone-Trieste del progetto Unicredit?

Qui sta forse il lato più dolente di tutta la questione, perché ho validi motivi per ritenere che il progetto sia congelato a causa delle beghe interne al centrodestra triestino. La sensazione è che sia finito in frigo perché Monassi sta sgomitando per venir nominata anche Commissario straordinario del progetto il che a molti altri del suo stesso schieramento non aggrada.

Come giudica l’attuale gestione dell’Autorità portuale di Trieste?

È una gestione invisibile. Due o tre Comitati portuali in sette mesi con l’ultima clamorosa iniziativa di tenere anche il Comitato all’oscuro di un’operazione come quella del bando per la Piattaforma logistica di estremo interesse per il porto e per tutta la città. È clamoroso che si agisca con questa totale assenza di trasparenza. Procedendo così si rischia di rimanere scottati, dato che non ci può essere un bando senza completa copertura e altre soluzioni sarebbero assai azzardate. Resta un fatto indiscutibile: da Roma i milioni per la Piattaforma logistica non sono arrivati e non ci sono segnali che stiano arrivando.

Il governo sta penalizzando il Friuli Venezia Giulia?

Di certo le scelte strategiche del Governo italiano stanno escludendo il Nordest. Ciò anche a seguito dell’evidente scarsa forza contrattuale dell’amministrazione Tondo. Il Veneto dimostra di avere perlomeno la capacità di mettere assieme gli imprenditori privati attorno al progetto della Tav. Il nostro territorio invece sembra essere scarsamente attrattivo. Per questioni fiscali, di burocrazia, o altro, gli imprenditori preferiscono fare investimenti in Turchia.

Fortunatamente la Commissione Ue ha inserito anche Trieste e la nostra regione come capolinea meridionale del corridoio Adriatico-Baltico

L’inclusione nella Preliminary list è una buona notizia che premia gli sforzi delle tre regioni italiane interessate: Friuli Venezia Giulia, Veneto e Emilia Romagna e dei parlamentari europei. Ma stiamo attenti però che nel documento di Barroso figura anche Capodistria e l’esperienza ci insegna che non bisogna abbassare la guardia: già una volta si pensava di aver messo al sicuro il ramo italiano e poi ce lo siamo visti sfilare all’improvviso. Intanto il porto di Trieste langue ancora. Pare che tutto sia immobile. Mi chiedo: che fine ha fatto il progetto del raddoppio del Molo Settimo? E quello del tombamento tra i Moli Quinto e Sesto?

(intervista a Silvio Maranzana pubblicata su “Il Piccolo” lunedì 4 luglio 2011)

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