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Provincia amara

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Diciamolo subito, il PD ha un mucchio di difetti, e tra tutti uno grosso: elabora proposte di governo e poi le tiene nel cassetto, o almeno non fa tutto quello che dovrebbe per farle conoscere. Così succede che ci si infila in situazioni come quella del voto sull’abolizione delle province, dove è difficilissimo spiegare da zero quel che è successo e perché.
Provo a chiarire: il Pd ha imboccato con decisione la strada dei tagli ai costi della politica e il voto sulle province non deve mettere in discussione questa decisione.
Sulle province abbiamo le idee chiare: eliminazione immediata di quelle che coincidono con le aree metropolitane e libertà per le Regioni di decidere quali province siano ancora utili oppure no.
Lo abbiamo detto anche nel programma elettorale che abbiamo presentato al Paese nel 2008: “Eliminazione delle Province là dove si costituiscono le Città Metropolitane”. E questa, coerentemente, è stata anche la posizione espressa dal capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini. E’ molto probabile che non possiamo rimanere fermi a quella proposta senza valutare un progetto di riforma più ampio ma mi sembra giusto precisare che quell’astensione non è frutto della chiusura di una casta che difende i suoi privilegi.
Il tema dell’eliminazione delle province non è riconducibile soltanto, come sembra e qualcuno vuol far credere, alla discussione sui costi della politica bensì al modello di governo della Repubblica. La proposta portata in discussione in Parlamento prevedeva che con un colpo di spugna si cancellasse la parola “provincia” dalla Costituzione. Bisogna però fare attenzione: non si può eliminare un livello di governo senza definire chi sarà a governare da domani quelle competenze. Chi si occuperà di viabilità? Di edilizia scolastica? E poi, i piccoli comuni parleranno direttamente con le Regioni? Le funzioni relative all’ambiente chi le svolgerà? Ogni comune definirà dove mettere la sua discarica visto che non ci sarà più un ente sovraordinato chiamato a decidere? Oppure tutte le funzioni saranno in carico alle regioni, che sono già dei pachidermi amministrativi?
Nel clima di forte insofferenza popolare verso la politica e i suoi rappresentanti è facile ottenere consenso lanciando proposte profumate di demagogia senza curarsi delle conseguenze. E infatti c’è chi lo fa, e magari si porta a casa gli applausi.
Dubito però che possa essere un atteggiamento responsabile, né tanto meno la linea politica di un serio partito riformista che ha una cultura di governo. A suo tempo abbiamo presentato un progetto chiaro, chiedendo proprio all’Idv di non insistere su quel pdl che, un volta bocciato, avrebbe rischiato di mettere la parola fine alla discussione sull’argomento. L’Idv ha ritenuto più conveniente farsi bocciare il testo e incassare un risultato immediato, trovando un’occasione in più per scagliarsi contro il Pd. Pure Casini si è accodato… Mi spiace ma è un atteggiamento che non condivido. La decisione di astenersi, in questo caso, non corrisponde a un lavarsene le mani o a un via libera al Pdl-Lega, ma è coerente con la linea tenuta fin qui dal Pd ed ha mantenuto compatto il gruppo.
Detto questo, credo che dobbiamo andare avanti con decisione e con la stessa coerenza sulla strada dell’abbattimento dei costi della politica.
Alcuni esempi? Per le Province, il costo per il funzionamento dei rispettivi Consigli e Giunte, come si ricava dai certificati consuntivi del 2008 (ultimo dato omogeneo pubblicato dal sito del Ministero degli Interni) è stato di circa 455 milioni di euro. Per il solo funzionamento della Presidenza del Consiglio, per il 2011, sono previste spese per 477 milioni di euro. Si contano in miliardi le spese per il funzionamento degli Organi dello Stato centrale, Camera, Senato…Il segretario Bersani sarà primo firmatario di un ordine del giorno al bilancio interno di Montecitorio con cui il PD chiederà di abolire il vitalizio dei parlamentari, e questo è possibile senza fare una legge. Quindi bisogna passare al taglio del numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali, questi ultimi spesso costosissimi. Bersani ha indicato nei risparmi decisi dal Consiglio regionale dell’Emilia Romagna il modello delle sforbiciate a indennità e rimborsi spese, le riduzioni della diaria e di altre uscite, oltre che l’abolizione dei vitalizi. I risparmi si fanno con i tagli dei privilegi, senz’altro, ma anche con la razionalizzazione delle macchine burocratiche (ad esempio con le unioni dei piccoli comuni), e mettendo mano ai privilegi negli organi strumentali (società controllate, finanziarie, enti…), da dove fuoriescono grossi rivoli di denaro di cui nessuno si accorge.

Sul sito nazionale del PD potete leggere la proposta presentata in Parlamento il 21 giugno 2011.

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