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Oltre le province

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Vi posto un mio intervento pubblicato ieri su “L’Unità” con il titolo “C’è una crisi di sfiducia. Servono segnali più forti”.

La questione del voto sulla proposta di abolizione delle province, ci piaccia o no, è ormai diventato un caso con cui dobbiamo confrontarci seriamente e spassionatamente. Le reazioni che ha suscitato tra cittadini e militanti, e l’eco negativa diffusa dai media e nei social network mi fanno condividere con te alcune riflessioni: sono quelle che in abbondanza mi giungono dalla nostra gente, anche come segretaria regionale del partito in Friuli Venezia Giulia.
La condotta tenuta alla Camera dal gruppo è stata lineare e comprensibile, coerente con il nostro programma elettorale. Sono infatti convinta della bontà della nostra proposta, che vuole portare a una riforma del sistema di governo del territorio coniugando organicità dell’intervento e risparmio dei costi. Ciò non toglie che siamo di fronte ad un problema scottante, che il nostro partito deve affrontare e risolvere, cogliendone le implicazioni politiche.
La crisi di fiducia nella politica rende la credibilità di una classe dirigente un bene scarso e di rapido consumo: è un dato che non possiamo più permetterci di trascurare e che anzi, ritengo, dovremo tenere nel massimo conto da qui in avanti, a pena di pagarne lo scotto. Elettori e militanti ci stanno mandando un messaggio chiaro: vogliono che i loro dirigenti, chi sta nelle istituzioni e nelle assemblee, marchino la differenza rispetto al centrodestra. Ci chiedono atti concreti e gesti simbolici.
Abbiamo buone idee, stendiamo buone proposte e poi le teniamo nel cassetto. Dobbiamo parlarne di più, farle conoscere per farci riconoscere, essere noi in prima fila quelli che danno l’agenda delle riforme. Dobbiamo essere noi quelli costringono il centrodestra a venire allo scoperto e a votare contro il taglio ai costi della politica, contro la sburocratizzazione, contro l’equità e l’efficienza.
Quando il segretario Bersani ha detto che avrebbe presentato un ordine del giorno per eliminare i vitalizi e adeguare le indennità dei parlamentari agli standard europei, posso assicurare che dal partito si è levato un sospiro di sollievo e in tanti hanno pensato: finalmente!
So che Bersani non deluderà le attese, e che alle parole seguiranno i fatti. Un fatto importante è stata la calendarizzazione della nostra proposta di legge costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari, inserita nel calendario dei lavori per il prossimo mese di settembre. E’ su azioni come queste che veniamo misurati e su cui costruiamo la nostra credibilità.
In questi mesi abbiamo recuperato il ruolo di guida dell’opposizione, siamo stati premiati dal successo delle elezioni amministrative e abbiamo festeggiato anche la vittoria referendaria in cui, pur non protagonisti principali, abbiamo saputo accompagnare un moto di popolo.
Per questo non ci deve sfuggire quello che si muove nella nostra gente, quello che la appassiona e la trascina a mobilitarsi. Anzi, ascoltiamoli con più attenzione e più da vicino, perché non ci sono più le truppe che attendono gli ordini dal palazzo, né dal partito: ci sono donne, uomini, di tutte le età che vogliono essere rappresentati nei loro bisogni, nelle loro speranze, perfino nei loro sogni. Nelle prossime ore ci dovremo confrontare con il referendum elettorale. Decidiamo subito, e bene, il da farsi, perché serio è il rischio di doverci aggrappare in corsa ad un treno che è già partito e su cui molti passeggeri sono nostri elettori.
Abbiamo dimostrato che possiamo essere il partito che gli italiani chiameranno a governare il Paese. Ma, per non sciupare questa occasione, le nostre scelte dovranno essere nette e riconoscibili, anche a costo di pagare con qualche oncia di coerenza.

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