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Porti FVG

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Occorre che la Regione provveda al più presto al riordino della legislazione in materia di portualità, dato che l’attuale organizzazione non risponde ai necessari criteri di efficacia ed efficienza. Tanto meno risponde alle esigenze collegate agli sforzi da porre in atto per evitare la perdita degli investimenti di Unicredit, anche oggi pesantemente ventilata sulla stampa nazionale.
L’assenza di un sistema portuale della Regione e la permanenza di una situazione frammentaria in cui ogni scalo sviluppa propri piani e programmi, è causa di una grave compressione della competitività, che può giungere al limite di consumarsi all’interno della stessa Regione. Al contrario, una visione moderna della portualità è incentrata sulla costruzione del “porto-regione” che sollecita collaborazione istituzionale, inclusione territoriale, comune operatività e partnerschip costituite. Dobbiamo cioè ripensare e modificare rapidamente il modello di governance delle strutture portuali della Regione.
Si deve cominciare dalle cose che si possono fare subito. Ad esempio è insostenibile la situazione del porto di Monfalcone, la cui gestione non può più continuare a essere affidata esclusivamente all’Azienda Speciale. La Regione rediga subito il piano regolatore ed imprima un’accelerazione alle operazioni di escavo con le risorse ad esso destinate. Non solo la Regione deve impegnarsi a reperire anche risorse fresche, trattando con lo Stato la possibilità di introiettare le tasse portuali.
Dal canto suo anche il sindaco di Monfalcone Silvia Altran si dice pienamente d’accordo con le mie sollecitazioni sulla necessità di mettere subito in pista un’alternativa regionale che consenta di riportare Monfalcone al centro dei programmi di politica portuale. E lancia l’allarme sul rischio che dopo il grande interesse suscitato dalla proposta Unicredit, le potenzialità di Monfalcone non vengano dovutamente valorizzate e si ritorni ad una routine, fin troppo nota, penalizzante per gli operatori e con scarse prospettive di sviluppo.

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