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Cina e diritti umani

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Inizia oggi la missione del ministro degli esteri Franco Frattini in Cina con il dichiarato obiettivo di “consolidare un dialogo politico forte con un Paese che rappresenta la seconda potenza del mondo e che svolge un ruolo politico chiave in tutti gli scacchieri internazionali”.
Nessuno è tanto ingenuo da non capire l’importanza della partnership strategica con la Cina, dato che quel Paese può contribuire in modo fondamentale alla stabilità dei mercati e all‘assetto dei debiti sovrani, di cui l’Italia in questo momento ha estremo bisogno. Tuttavia le recenti vicende dei Paesi del Mediterraneo dovrebbero averci insegnato che non è saggio tenere separata la partita degli interessi economici da quella sui diritti umani. Perciò voglio credere che Frattini nella sua missione in Cina non “dimenticherà” di parlare anche di diritti umani.
Temi come il Tibet, la compressione delle libertà religiose, il ricorso massiccio alla pena di morte, la stessa detenzione in carcere di un premio Nobel per la pace come Liu Xiaobo, non possono essere tenuti completamente fuori dall’agenda dei colloqui italo-cinesi. Solo un anno fa, il presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek ha invitato l’Europa a impegnarsi con i suoi partner strategici per affrontare le sfide comuni ma allo stesso tempo a coltivare un dialogo aperto e schietto sui diritti umani.
Sarebbe davvero avvilente per l’Italia non dimostrare di essere all’altezza di questo appello.

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