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Siria

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I recenti eventi in Siria sconvolgono ancora una volta lo scenario internazionale: gli scontri continuano e l’esercito sembra deciso a spegnere nel sangue ogni forma di protesta popolare. L’atto più sanguinoso si è consumato domenica, con la morte di oltre 130 persone, e ha trovato il suo culmine d’orrore nelle parole del presidente Bashar al Assad, che si è congratulato pubblicamente con gli autori della strage.
E’ evidente l’urgenza di fermare le violenze e il massacro dei civili, ed è per questo che ho scritto a lady Catherine Ashton, al fine di sapere se ritiene opportuno, in qualità di Alto Rappresentante dell’Unione europea per la politica di sicurezza e gli Affari esteri, di assumere in prima persona l’iniziativa di una missione diplomatica presso il Presidente siriano Bashar al Assad e presso le maggiori autorità politiche e istituzionali dei Paesi dell’area più coinvolti dai sommovimenti in Siria che potrebbero subire le maggiori conseguenze da un eventuale sconvolgimento degli equilibri in quel Paese.
Come giustamente Lady Ashton ha già affermato, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu deve assumere una posizione chiara in merito alle repressioni del regime di Damasco. Tuttavia ciò non può esimere l’Unione europea dall’occuparsi direttamente di quanto accade in Medio Oriente, né possiamo limitarci a esprimere la nostra riprovazione attraverso dichiarazioni pubbliche o con pur significative sanzioni contro membri del regime. Inoltre l’autorevolezza della Ue viene incrinata quando uno o più Stati membri ne anticipano o ritardano le mosse, come è accaduto già in passato e sembra stia accadendo anche in questo frangente. E’ anche per questo che Le ho chiesto se non consideri altamente auspicabile un’iniziativa diplomatica della Commissione che non solo andrebbe a tutela dei diritti umani calpestati ma più in generale potrebbe proporsi come opera di mediazione e di dialogo.

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