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La crisi e la Ue

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La Bce ha chiesto ai 17 paesi dell’area dell’euro di accelerare le decisioni prese il 21 luglio in occasione del vertice sulla Grecia. I tempi di intervento dilatati e le esitazioni che stanno caratterizzando le scelte economiche degli Stati europei confermano che il deficit di politica dell’Unione Europea ha un prezzo che paghiamo caro.
Nonostante i notevoli progressi compiuti dal Parlamento europeo, soprattutto con il Trattato di Lisbona, nel suo ruolo di effettiva rappresentanza politica dei cittadini europei, è innegabile che i Governi degli Stati membri non hanno fatto la loro parte come avrebbero dovuto; anzi, sotto certi aspetti, si può dire che l’irrigidimento delle politiche nazionali ci abbia fatto fare passi indietro.
Eppure questa dovrebbe essere l’occasione per capire una volta per tutte che le ambizioni di leadership dei singoli Stati, anche di quelli più solidi e influenti, sono destinate a infrangersi dinanzi alle dimensioni globali della crisi; e che l’urgenza è quella di far fare un salto di qualità alla coesione politica dell’Unione.
E’ assai probabile che le scosse di questa crisi continuino a farsi sentire ancora a lungo e che i contraccolpi possano essere assai duri. Perciò, se è corretto l’invito rivolto dalla Bce all’Italia affinché torni a una situazione di bilancio normale, occorre anche che a livello europeo si appresti un sistema di tutele d’emergenza per attutire gli effetti sociali più negativi.

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