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Buona politica

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A dispetto dei tempi difficili, una vicenda come quella del Manifesto della buona politica dovrebbe convincere anche i più pessimisti che il Pd ha le carte in regola per presentarsi davanti ai cittadini e dire: non siamo tutti uguali.

La genetica non c’entra davvero niente. C’entra invece il fatto che il Pd, scosso fin che si vuole e plurale allo spasimo, è l’unico partito in Italia dove la democrazia è vissuta dai militanti e dagli elettori come un cardine autentico e imprescindibile. Dubitiamo infatti che in un altro partito sarebbe sorta un’iniziativa come quella che ha condotto spontaneamente quasi duemila elettori e militanti del Pd a confrontarsi e a fare le loro proposte per il partito a partire da alcune parole come onestà, partecipazione, democrazia, meritocrazia.

Il percorso è iniziato un anno fa, proprio dalle pagine dell’Unità, dove l’anno scorso è stata lanciata una campagna per evidenziare la necessità di regole e comportamenti che fossero alla base della «buona politica», proposte dai militanti e dagli elettori partendo dalle loro esperienze e dalla volontà di correggere alcune evidenti distorsioni conosciute in questi anni.

Il progetto, che è stato presentato a Firenze nell’assise di «Prossima Fermata Italia», trova oggi una sua nuova attualità, alla luce dell’esigenza di rilanciare un’idea di nuova etica e di nuovi comportamenti da adottare nel contesto politico almeno del Pd. Al termine di un vaglio scrupoloso dei questionari, cui sono giunte risposte raccolte on line, via mail e nel tradizionale cartaceo alle feste dell’Unità e nei circoli, è stato steso un appello in cui si chiede che gli organi nazionali e locali del Pd prendano in considerazione le proposte scaturite dalla consultazione.

Il Manifesto leggibile integralmente su http://buonapolitica-oltre.blogspot.com – richiama ai valori di un «corretto vivere civile e di un rapporto trasparente tra rappresentanti e rappresentati che fanno parte della stessa comunità, sia essa un partito, un circolo, un comune o l’intero stato» e ci ricorda che oltre alle regole «importanti sono lo stile, i comportamenti e le modalità di rapporto tra politica e cittadini. Nell’Italia di Berlusconi, delle P3, P4, dei Milanese e dei Tedesco siamo invitati a fare più e meglio, perché è forte il disorientamento e la sfiducia nei confronti delle istituzioni e della politica».

La convinzione è che «discutere e adottare nuovi comportamenti possa essere un segno di protagonismo del Pd, e dei suoi militanti e dirigenti, anche nel segno della sfida alle pratiche non etiche e non nella difesa d’ufficio di una diversità che, se non sostanziata da azioni incisive, rischia di divenire poco credibile e di non ricostruire consensi».

Le azioni che propone il Manifesto della Buona politica, tra l’altro, riguardano la selezione delle candidature, la rappresentanza, il finanziamento territoriale, la trasparenza, le garanzie di partecipazione.

Questa iniziativa è un segno di protagonismo del partito e dei suoi militanti e dirigenti, che scelgono di sfidare i comportamenti opachi e le sacche di privilegio.

Ma questa iniziativa è anche un’occasione per tutto il Pd, che si avvia a tenere la Conferenza nazionale sul Partito e che può far tesoro della serietà delle proposte del Manifesto.

Perché sarebbe imperdonabile non dar riscontro alcuno a quanti hanno lavorato disinteressatamente per il bene del partito, dando vita a un episodio significativo di partecipazione democratica dal basso, composta e organizzata. Un episodio di coscienza e lavoro politico che dovrebbe renderci tutti più orgogliosi di far parte del Pd.

 

Debora Serracchiani

Giuseppe Civati

Davide Imola

 

(L’unità, 13 agosto 2011)

http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/2195000/2194696.xml?key=serracchiani&first=1&orderby=1

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